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16/02/2010 (Kyoto Club)

Il costo del ritardo sugli obiettivi di Kyoto

L’Italia ha accumulato nel biennio 2008-9 un debito di 1,5 milioni € al giorno (17 € al secondo) per il mancato raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto. Nel 2009, complice la crisi economico-finanziaria, le emissioni sono calate significativamente rispetto all’anno precedente. Anche il costo della CO2 sui mercati internazionali si è ridotto. Il contatore nel sito internet del Kyoto Club, aggiornato con i dati 2009, visualizza in tempo reale la crescita di questo debito.

L'Italia sta accumulando un debito medio di 1,5 milioni di euro al giorno per lo sforamento delle emissioni di CO2 rispetto all'obiettivo previsto dal Protocollo di Kyoto.
Sulla base delle prime stime delle emissioni climalteranti nei primi due anni di conteggio, si è accumulato un debito di circa 1,1 miliardi di euro.

La crescita del debito (per ogni tonnellata di CO2 abbiamo stimato un prezzo di 13 €) si può visualizzare in tempo reale dal contatore presente nel sito del Kyoto Club (ad oggi un debito di 17 € al secondo).

Va ricordato che nel periodo di adempimento 2008-2012, la quantità di emissioni assegnate all'Italia è pari a 483 Mt CO2 eq (-6,5% rispetto al 1990).

Per il quinto anno consecutivo le emissioni climalteranti italiane si sono ridotte, dopo essere arrivate nel 2004 ad un livello dell’11% superiore ai livelli del 1990.

Nel 2009, in base alle nostre prime stime, esse sono state del 2% più basse rispetto al 1990. Il recupero degli ultimi anni deriva dall’aumentato prezzo dell’energia, da inverni poco rigidi, e per finire dai primi risultati delle politiche di efficienza energetica e di incentivazione delle rinnovabili.

Il crollo del 2009 è strettamente legato all’arrivo della recessione.
Malgrado il calo delle emissioni degli ultimi anni, quella di Kyoto rimane un'emergenza in termini economici, di immagine e di mancate opportunità. Paghiamo dieci anni di sottovalutazione del problema climatico e di una notevole superficialità rispetto all'entrata in vigore del Protocollo.

Poiché ogni ulteriore ritardo comporterà costi crescenti sarà fondamentale che le istituzioni mettano al centro delle politiche del paese la questione climatica, con conseguenti scelte oculate su efficienza energetica, utilizzo delle fonti rinnovabili e trasporti.

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