Qualità dell’aria, nuovi limiti dal 2030: le città devono prepararsi già oggi

20 agosto 2026

Il recepimento italiano della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria entra nella fase parlamentare. Lo schema di decreto legislativo, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026, è stato trasmesso alle Camere come Atto del Governo n. 435. Dopo i pareri parlamentari, il testo tornerà al Governo per l’approvazione definitiva.

Dal 1° gennaio 2030 i limiti annuali diventeranno sensibilmente più severi: il PM2,5 passerà da 25 a 10 µg/m³, mentre PM10 e NO₂ scenderanno entrambi da 40 a 20 µg/m³. Vengono rafforzati anche i limiti giornalieri e di breve periodo. 

La novità più importante per le città è però che il percorso verso il 2030 deve iniziare subito. Se tra il 2026 e il 2029 in una zona vengono registrati livelli superiori ai valori destinati a diventare obbligatori nel 2030, Regioni e Province autonome dovranno predisporre specifiche tabelle di marcia per la qualità dell’aria, indicando le misure necessarie per raggiungere i nuovi standard. 

I piani possono incidere direttamente anche sulla mobilità urbana. Le limitazioni della circolazione previste dalla pianificazione devono essere attuate dai Sindaci o dalle altre autorità competenti e, in caso di inerzia, sono previsti meccanismi sostitutivi. 

Particolare attenzione viene dedicata anche all’ozono: dal 2030 il valore obiettivo di 120 µg/m³ potrà essere superato al massimo 18 volte l’anno come media su tre anni. Lo schema prevede inoltre un coordinamento tra Regioni per intervenire sulle emissioni dei precursori dell’ozono. 

Entrano poi nel sistema di monitoraggio le particelle ultrafini e il black carbon, con particolare attenzione alle aree interessate da traffico, industria, porti, aeroporti e riscaldamento domestico. 

Cambiamo Aria: guardare già oggi ai limiti del 2030

Il nuovo quadro normativo rende ancora più significativo il lavoro di Cambiamo Aria, progetto promosso da Kyoto Club, Clean Cities Campaign e ISDE Italia per seguire l’andamento della qualità dell’aria nelle città italiane.

I dati raccolti nel 2026 hanno evidenziato, in particolare, la criticità dell’ozono durante l’estate e livelli significativi di NO₂ nelle città portuali. Con i nuovi standard diventa quindi importante non limitarsi a verificare il rispetto degli attuali limiti, ma misurare la distanza delle città dai valori che saranno obbligatori nel 2030.

La domanda per le politiche urbane diventa così: quanto è distante ogni città dai nuovi standard e quali interventi su traffico, trasporto pubblico, mobilità attiva, logistica e altre sorgenti emissive sono necessari per raggiungerli?


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