Qualità dell’aria, la Corte costituzionale conferma l’integrazione tra mobilità, energia e pianificazione
La Corte costituzionale ha dichiarato non fondate le principali contestazioni di Lombardia, Piemonte e Veneto contro la legge che delega il Governo a recepire la nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria.
La sentenza conferma che le Regioni e gli enti locali continueranno ad adottare in via ordinaria le misure di risanamento, mentre lo Stato manterrà funzioni di coordinamento, impulso e intervento complementare. Secondo la Consulta, questa ripartizione è coerente con il principio di sussidiarietà, perché le politiche per ridurre l’inquinamento devono essere costruite tenendo conto delle caratteristiche dei singoli territori.
Particolarmente rilevante è il richiamo alla necessità di integrare i piani per la qualità dell’aria con le politiche relative a trasporti, mobilità, energia, industria, efficienza energetica e agricoltura. La riduzione di PM10, PM2,5 e biossido di azoto non può quindi essere affidata a interventi isolati, ma richiede una strategia coordinata tra tutti i livelli istituzionali.
La Corte ha inoltre ritenuto sufficiente il parere della Conferenza unificata sui decreti legislativi, senza imporre un’intesa con le Regioni, perché la tutela dell’ambiente rappresenta la materia prevalente e appartiene alla competenza esclusiva dello Stato.
La pronuncia rafforza la responsabilità delle amministrazioni regionali e locali nell’attuazione di misure concrete: potenziamento del trasporto pubblico, riduzione del traffico motorizzato, mobilità attiva, rinnovo delle flotte, pianificazione urbana e interventi sulle altre principali fonti emissive.
La nuova direttiva europea fissa standard più rigorosi da rispettare entro il 2030 e introduce anche il diritto al risarcimento per i danni alla salute causati da violazioni intenzionali o negligenti delle norme nazionali sui piani per la qualità dell’aria.
