Direttiva europea sulla qualità dell’aria, l’Italia apra subito la consultazione pubblica
Kyoto Club e le altre associazioni chiedono al Governo un recepimento trasparente e ambizioso, capace di accelerare la riduzione delle emissioni e tutelare la salute
L’Italia deve avviare immediatamente una consultazione pubblica sul recepimento della Direttiva europea 2024/2881 sulla qualità dell’aria e rendere noto un cronoprogramma verificabile delle attività previste.
La richiesta arriva da Cittadini per l’Aria ed European Environmental Bureau, insieme a Clean Cities, ISDE Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e Torino Respira.
Secondo l’AAQD Transposition Tracker dell’European Environmental Bureau, l’Italia è l’unico dei nove Paesi finora monitorati nel quale non è stata annunciata alcuna consultazione. Il nostro Paese ottiene inoltre la peggiore valutazione complessiva, insieme alla Bulgaria.
La nuova direttiva dovrà essere recepita entro l’11 dicembre 2026 e prevede, salvo deroghe, una significativa riduzione entro il 2030 dei limiti relativi a inquinanti come PM2,5 e biossido di azoto. Il provvedimento rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di avvicinamento agli standard sanitari indicati dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Nessuna bozza e poche informazioni
Al momento non è disponibile una bozza del decreto di recepimento e le informazioni sui programmi del Governo risultano difficili da reperire. A complicare il quadro contribuisce il conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale sulla ripartizione delle responsabilità tra Governo e Regioni del bacino padano.
Le associazioni chiedono che il processo sia aperto alla società civile e che vengano valutati obiettivi nazionali più ambiziosi rispetto ai requisiti minimi europei, superando, per questa materia, i vincoli che normalmente impediscono ai decreti di recepimento di andare oltre quanto strettamente richiesto dalle direttive UE.
L’Italia continua a pagare un prezzo elevato
La richiesta assume particolare rilevanza alla luce della situazione sanitaria italiana. Secondo i dati dell’Agenzia europea dell’ambiente richiamati nel comunicato, nel 2023 l’Italia ha registrato il più alto numero assoluto di morti premature attribuibili al PM2,5 nell’Unione europea: 43.083 decessi, davanti a Polonia e Germania.
Tra il 2005 e il 2023 il tasso di mortalità attribuibile al PM2,5 è diminuito in Italia del 43,4%, passando da 177,7 a 100,6 morti ogni 100.000 abitanti. Nello stesso periodo la Francia ha ottenuto una riduzione del 66,4%, da 101,7 a 34,2 decessi ogni 100.000 abitanti.
Anche i dati della campagna Cambiamo Aria confermano le difficoltà delle città italiane: nel 2025, 25 dei 27 centri monitorati hanno superato con la propria media annuale di PM2,5 il limite stabilito dalla nuova direttiva.
Dalla trasposizione alla transizione
Il recepimento non può essere considerato un semplice adempimento tecnico. Deve diventare parte di una politica climatica, energetica e urbana coerente, fondata sulla riduzione dei combustibili fossili, sul potenziamento del trasporto pubblico, sulla mobilità attiva, sull’efficienza energetica e sulle fonti rinnovabili.
Mentre Polonia, Francia, Spagna e Germania hanno già attivato forme di consultazione e coinvolgimento degli stakeholder, in Italia il dibattito sembra concentrarsi soprattutto sulla possibilità di ricorrere a deroghe e rinvii.
Kyoto Club, insieme alle altre organizzazioni firmatarie, chiede invece un processo trasparente, partecipato e sufficientemente ambizioso da affrontare una delle principali emergenze ambientali e sanitarie del Paese.
