Auto e salute, perché non basta sostituire i motori

18 luglio 2026

Un nuovo studio internazionale sui costi dell’automobilità conferma un punto centrale per le politiche di mobilità sostenibile: il problema non è solo il tipo di alimentazione dei veicoli, ma il modello urbano e territoriale costruito intorno alla centralità dell’auto privata.

La revisione scientifica analizzata da Ambientenonsolo evidenzia che il sistema dell’auto produce danni su più livelli: sicurezza stradale, salute pubblica, qualità dell’aria, rumore, sedentarietà, consumo di suolo, emissioni climalteranti, estrazione di materie prime e disuguaglianze sociali. Dalla sua invenzione a oggi, l’automobile avrebbe causato tra 60 e 80 milioni di morti e almeno 2 miliardi di feriti. Oggi, secondo gli autori, un decesso su 34 sarebbe collegato direttamente o indirettamente all’automobilità.

Il dato più visibile resta quello degli incidenti stradali, con circa 1,3 milioni di morti ogni anno nel mondo, ma il quadro è molto più ampio. Il traffico veicolare contribuisce all’inquinamento atmosferico, al rumore urbano e alla riduzione dell’attività fisica quotidiana. Le conseguenze riguardano malattie cardiovascolari, tumori, patologie respiratorie, disturbi del sonno, ipertensione, effetti sulla gravidanza e sulla salute dei bambini.

Lo studio richiama inoltre il tema dell’equità. I danni del sistema auto non sono distribuiti in modo uniforme: le persone più vulnerabili — bambini, anziani, persone con disabilità, famiglie a basso reddito — subiscono spesso i maggiori impatti, anche quando usano meno l’automobile. Spazio pubblico occupato da strade e parcheggi, obbligo implicito di possedere un’auto, costi collettivi delle infrastrutture e minore accessibilità per chi non guida sono parte integrante del problema.

Per Kyoto Club, questa analisi rafforza la necessità di politiche che vadano oltre la sola sostituzione tecnologica del parco veicolare. L’auto elettrica è indispensabile per decarbonizzare una quota della mobilità, ma non può essere considerata l’unica risposta. Restano aperti i temi della sicurezza stradale, della congestione, dello spazio urbano, della sedentarietà, del consumo di materiali e della dipendenza dall’auto.

La direzione indicata dallo studio è coerente con le politiche di mobilità sostenibile: ridurre il numero e il peso delle auto nelle città, potenziare il trasporto pubblico, realizzare reti ciclabili sicure, promuovere la mobilità pedonale, abbassare i limiti di velocità, limitare i parcheggi, introdurre zone a traffico limitato e aree car-free, restituendo spazio urbano alle persone.

La transizione ecologica della mobilità non può quindi essere ridotta al cambio di motore. Serve una strategia integrata che riduca la dipendenza dall’auto privata e renda più accessibili, sicure e convenienti le alternative collettive e attive.

Fonte: Ambientenonsolo
https://ambientenonsolo.com/auto-e-salute-uno-studio-denuncia-i-costi-nascosti-della-mobilita-privata/


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