Autovelox, RIME: “I controlli non servono a fare cassa ma a salvare vite”

13 luglio 2026

Le nuove regole sugli autovelox devono rappresentare un’occasione per rafforzare, e non indebolire, le politiche di sicurezza stradale. È la posizione espressa da RIME – Rete Italiana Mobilità Equa, di cui fa parte anche Kyoto Club, che invita a superare la consueta contrapposizione tra controlli e automobilisti e la retorica del “fare cassa”.

La rete riconosce l’importanza di disporre di norme chiare e procedure tecniche certe per l’utilizzo degli apparecchi di rilevazione della velocità. Tuttavia, ridurre il dibattito al danno economico causato dalle multe rischia di oscurare la funzione principale dei controlli: prevenire comportamenti pericolosi, ridurre la velocità e proteggere la vita delle persone.

L’assenza o l’inefficacia dei controlli produce infatti costi ben superiori a quelli delle sanzioni. Gli incidenti stradali comportano vittime, feriti, sofferenze familiari, spese sanitarie e sociali e una perdita complessiva di qualità della vita. Per questo RIME propone di valutare gli autovelox non in base al numero delle multe elevate, ma attraverso indicatori come la riduzione della velocità media, il rispetto delle regole, il calo degli incidenti e delle vittime.

Una mobilità sicura è anche una mobilità più equa. La riduzione delle velocità e il rispetto delle regole migliorano infatti le condizioni di chi cammina, usa la bicicletta, si sposta con il trasporto pubblico o appartiene alle categorie più vulnerabili. La sicurezza stradale deve quindi essere considerata una componente essenziale delle politiche di salute pubblica, accessibilità urbana e sostenibilità.

RIME chiede che questi principi guidino anche la prossima revisione del Codice della strada e che il confronto coinvolga attivamente le organizzazioni della società civile. L’obiettivo indicato è quello della “Vision Zero”, adottato da numerosi Paesi e città europee: nessuna morte o ferito grave deve essere considerato un prezzo inevitabile della mobilità.

L’Italia dispone già di tecnologie, conoscenze e strumenti per ridurre drasticamente la mortalità stradale. Occorre ora orientare con maggiore decisione le politiche pubbliche verso questo traguardo, rafforzando prevenzione, controlli, moderazione della velocità e tutela delle persone.


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