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Qualità dell’aria, le città italiane sono già in ritardo sugli obiettivi del 2030

12 luglio 2026

Polveri sottili, biossido di azoto e ozono continuano a rappresentare un grave problema ambientale e sanitario nelle città italiane. È quanto emerge dall’aggiornamento a fine giugno 2026 di Cambiamo Aria – Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane, il progetto promosso da ISDE Italia con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e la Clean Cities Campaign.

I dati raccolti dalle stazioni delle Agenzie regionali per la protezione ambientale mostrano che numerose città hanno già superato, in soli cinque o sei mesi, i livelli che la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria consentirà per un intero anno a partire dal 2030.

Per il PM10, Milano, Verona e Modena risultano già al limite o oltre la soglia prevista dalla normativa attuale. Ben 13 città sulle 27 monitorate hanno invece già superato il numero massimo di giornate oltre 45 microgrammi per metro cubo che sarà ammesso dal 2030. Tra queste figurano Torino, Venezia, Padova, Vicenza, Parma, Brescia, Bergamo e Bologna.

La situazione più generalizzata riguarda il PM2,5. Padova-Mandria ha registrato 52 giornate sopra la futura soglia europea, Milano-Marche 50 e Torino 48. Rispetto al valore più cautelativo indicato dall’OMS, Torino-Rebaudengo ha già contato 104 giornate di superamento. Nessuna delle città considerate presenta condizioni pienamente soddisfacenti.

Il traffico stradale resta una delle principali fonti di biossido di azoto. Le criticità maggiori si registrano nelle stazioni di traffico di Palermo, Genova, Napoli, Torino, Catania e Milano. A Palermo-Di Blasi sono state rilevate 78 giornate sopra il futuro limite europeo, a Genova-Via Buozzi 58 e a Napoli-Ente Ferrovie 50.

Anche l’ozono desta preoccupazione: Torino-Lingotto, Bergamo-Meucci, Torino-Rubino e Vicenza-Quartiere Italia hanno già superato il numero massimo di giornate che sarà ammesso dal 2030, nonostante la stagione estiva sia appena iniziata.

Questi numeri dimostrano che le città italiane non possono attendere il 2030. Servono misure strutturali capaci di ridurre rapidamente le emissioni: più trasporto pubblico, infrastrutture ciclabili e pedonali, elettrificazione della mobilità, zone a basse emissioni, riduzione del traffico privato, riqualificazione energetica degli edifici e progressivo abbandono dei combustibili fossili.

La transizione verso città più sostenibili non è soltanto una scelta climatica: è una misura urgente di prevenzione sanitaria e di miglioramento della qualità della vita urbana.

MONITORAGGIO QUALITA’ DELL’ARIA 2026


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