Ozono in Pianura Padana, Legambiente chiede di ridurre il metano agricolo
Con l’arrivo anticipato del caldo e dell’alta pressione sul Centro-Nord torna l’emergenza ozono in Pianura Padana. In diverse aree le centraline hanno già registrato superamenti dell’obiettivo di lungo termine, fissato a 120 microgrammi al metro cubo come massima media mobile sulle 8 ore, e in alcune zone lombarde sono stati rilevati anche i primi superamenti della soglia di informazione alla popolazione.
L’ozono troposferico è un inquinante secondario: non viene emesso direttamente, ma si forma in atmosfera per effetto della radiazione solare su altri inquinanti, tra cui ossidi di azoto, composti organici volatili e metano. Per questo, la riduzione dello smog fotochimico richiede interventi su più settori: trasporti, industria, agricoltura ed energia.
Legambiente richiama in particolare il ruolo del metano, potente gas climalterante e oggi tra i principali precursori della formazione di ozono. In Pianura Padana una quota rilevante delle emissioni deriva dal settore agricolo, soprattutto da allevamenti intensivi e coltivazione del riso. Le quattro regioni padane contribuiscono a circa metà delle emissioni agricole nazionali di metano.
Per questo l’associazione ha inviato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e alle Regioni padane un piano d’azione per ridurre le emissioni di metano da agricoltura e zootecnia. Tra le misure proposte: minore intensità produttiva negli allevamenti e nelle risaie, tecniche di sommersione e asciutta periodica per la risicoltura, impianti avanzati per raccolta e trattamento dei liquami zootecnici e criteri ambientali più stringenti per l’accesso agli aiuti pubblici e agli incentivi per il biometano.
La sfida riguarda insieme qualità dell’aria, salute pubblica, agricoltura e clima. Ridurre i precursori dell’ozono, compreso il metano, è una condizione essenziale per contenere lo smog fotochimico e contribuire agli impegni internazionali di riduzione delle emissioni climalteranti.
