Città e mobilità: la transizione ecologica passa dalla riduzione della dipendenza dall’auto
Per raggiungere gli obiettivi climatici e ridurre le emissioni urbane non basta incentivare auto meno inquinanti: occorre ripensare il modello di accessibilità delle città. È il messaggio centrale di un nuovo studio internazionale che introduce il “Car Dependency Index” (CDI), un indicatore in grado di misurare quanto i cittadini dipendano dall’automobile privata per raggiungere servizi, lavoro e opportunità quotidiane.
La ricerca evidenzia che la dipendenza dall’auto è strettamente legata alla struttura urbana, alla qualità del trasporto pubblico e alla distribuzione delle funzioni urbane. Le città con reti ferroviarie e metropolitane estese mostrano livelli molto più bassi di dipendenza automobilistica e una maggiore possibilità di vivere senza auto privata.
Tra le città europee analizzate, Parigi e Zurigo emergono come i modelli più avanzati, mentre Roma risulta una delle città più car-dependent del campione. Lo studio conferma inoltre che una maggiore dipendenza dall’auto corrisponde a un maggiore utilizzo quotidiano del mezzo privato e a livelli più elevati di motorizzazione urbana.
Gli autori sottolineano che politiche come zone a traffico limitato, quartieri a basse emissioni, ciclabilità e trasporto pubblico efficiente possono ridurre in modo significativo l’uso dell’auto, migliorando qualità dell’aria, sicurezza stradale e vivibilità urbana.
Nel caso di Roma, la simulazione delle future linee metro mostra una possibile riduzione di circa 60 mila auto pendolari, ma la ricerca avverte che servono interventi sistemici e integrati, non singole opere isolate, per trasformare davvero il modello di mobilità urbana.
