UE: nuovo piano per accelerare le pompe di calore e ridurre la dipendenza dal gas

Il piano fissa un obiettivo ambizioso: arrivare a 4 milioni di pompe di calore installate ogni anno entro il 2030. Per favorire questa crescita, la Commissione propone una serie di misure operative, tra cui:

22 aprile 2026

La Commissione europea ha presentato il 22 aprile 2026 un nuovo piano energetico volto a rafforzare l’indipendenza energetica dell’Unione e proteggere i consumatori dall’aumento dei prezzi legato alla crisi dei combustibili fossili.

Al centro della strategia c’è l’elettrificazione dei consumi, in particolare nel settore del riscaldamento e raffrescamento, considerata una leva chiave per competitività, sicurezza energetica e transizione climatica.

Il piano fissa un obiettivo ambizioso: arrivare a 4 milioni di pompe di calore installate ogni anno entro il 2030. Per favorire questa crescita, la Commissione propone una serie di misure operative, tra cui: riduzione dell’IVA sulle pompe di calore, revisione delle tasse sull’elettricità e degli oneri di rete, promozione del recupero del calore di scarto industriale, rafforzamento degli strumenti di sostegno economico.

Un elemento centrale riguarda proprio il costo dell’energia: in molti Paesi europei, infatti, l’elettricità è ancora tassata più del gas, un fattore che rallenta la diffusione delle tecnologie elettriche.

Secondo European Heat Pump Association, il piano va nella direzione giusta ma servono obiettivi più vincolanti e indicazioni più precise, in particolare sul riequilibrio dei prezzi tra elettricità e gas e sul ruolo delle pompe di calore nei diversi settori.

Tra le misure più innovative compare anche il cosiddetto social leasing, che consentirebbe alle famiglie a basso reddito di accedere alle pompe di calore tramite formule di noleggio, riducendo le barriere economiche iniziali.

Il piano sarà ora discusso dai leader europei, con l’obiettivo di accelerare la transizione energetica e ridurre la vulnerabilità dell’Europa rispetto alle fluttuazioni dei mercati fossili, aggravate dalle tensioni geopolitiche internazionali.


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