UE: le pompe di calore sono già “made in Europe”, ma serve più domanda

Industria forte, ma il nodo resta il mercato e il costo dell’energia.

9 aprile 2026

Secondo nuovi dati diffusi dalla European Heat Pump Association, il mercato europeo delle pompe di calore è già fortemente radicato nell’industria continentale. La grande maggioranza delle unità aria-acqua installate in Europa viene infatti assemblata in Europa, mentre solo una quota limitata, intorno al 10%, proviene dalla Cina.

L’indagine, che copre circa il 70% del mercato in termini di unità vendute, mostra come le fasi a più alto valore della filiera produttiva siano già localizzate in Europa. In particolare, la quasi totalità delle unità interne e una quota molto elevata delle pompe monoblocco sono assemblate nel continente, mentre anche per le unità esterne una parte significativa della produzione resta europea.

Questi dati si inseriscono nel quadro delle politiche industriali dell’Unione. La Commissione ha recentemente presentato l’Industrial Accelerator Act, che punta a rafforzare la produzione di tecnologie pulite in Europa, incluse le pompe di calore, prevedendo che tali sistemi debbano avere origine europea entro tre anni dall’entrata in vigore della misura.

Secondo il direttore generale di EHPA, Paul Kenny, il settore dispone già di una capacità produttiva molto superiore alla domanda attuale. Le circa 300 fabbriche europee potrebbero arrivare a produrre fino a 8 milioni di unità l’anno, contro i circa 2,5 milioni attuali. Questo suggerisce che il principale limite non è industriale, ma legato alla diffusione sul mercato.

Il tema centrale resta quindi quello della domanda. EHPA sottolinea come la crescita del settore dipenda da condizioni più favorevoli per i consumatori, in particolare da un riequilibrio del costo dell’elettricità rispetto al gas e da politiche di sostegno stabili. I dati più recenti indicano comunque un segnale positivo, con un aumento delle vendite dell’11% nel 2025 in 16 Paesi europei, anche grazie a interventi pubblici più strutturati.

Il dossier sarà ora esaminato da Stati membri e Parlamento europeo, mentre sullo sfondo si rafforza una linea strategica chiara: utilizzare tecnologie già disponibili e in larga parte prodotte in Europa per ridurre la dipendenza dal gas e rafforzare l’autonomia energetica dell’Unione.

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