Traghetti e clima: Italia prima in Europa per emissioni, ma l’elettrico può ridurle del 42%
I traghetti sono un elemento fondamentale per collegare le isole europee alla terraferma, ma rappresentano anche una fonte significativa di emissioni climalteranti e di inquinamento atmosferico nelle città portuali.
Secondo una nuova analisi di Transport & Environment (T&E), oltre 1.000 traghetti europei producono ogni anno 13,4 milioni di tonnellate di CO₂, equivalenti alle emissioni annuali di 6,6 milioni di automobili.
Mediterraneo area più critica
Il Mediterraneo è la regione europea con il livello più alto di emissioni prodotte dai traghetti. Le rotte domestiche di Italia, Spagna e Grecia risultano le più inquinanti in termini assoluti.
Con 2,4 milioni di tonnellate di CO₂, l’Italia è il Paese europeo con il livello più alto di emissioni generate dai traghetti durante i viaggi.
Tre porti italiani figurano tra quelli con le emissioni più elevate: Genova, Livorno, Palermo e Civitavecchia.
Impatti sulla qualità dell’aria
Oltre alle emissioni climalteranti, i traghetti contribuiscono all’inquinamento atmosferico nelle città portuali.
Nel caso di Barcellona, ad esempio, i traghetti producono 1,8 volte più ossidi di zolfo rispetto a tutte le automobili della città.
Gli ossidi di zolfo (SOx) sono inquinanti pericolosi per la salute umana e possono contribuire a problemi respiratori e cardiovascolari.
L’elettrificazione come soluzione
Secondo l’analisi di T&E, circa il 60% dei traghetti europei potrebbe essere elettrico entro il 2035, mentre oltre la metà della flotta risulterebbe anche più economica da gestire rispetto alle alternative fossili.
L’elettrificazione e l’ibridazione potrebbero ridurre le emissioni di CO₂ fino al 42%, migliorando allo stesso tempo la qualità dell’aria nelle città portuali.
Il caso italiano
L’Italia possiede 167 traghetti, uno dei mercati più grandi in Europa.
Secondo T&E:
- il 51% della flotta italiana è già oggi tecnicamente convertibile all’elettrico
- un ulteriore 26% potrebbe diventare ibrido
Entro il 2035, il passaggio al full electric risulterà economicamente sostenibile per circa il 67% dei traghetti italiani.
La principale sfida riguarda lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica nei porti, ma oltre la metà degli scali richiederebbe potenze inferiori a 5 MW, rendendo la transizione più realistica del previsto.
