Bologna Città 30 e sentenza del Tar: per Kyoto Club le Città 30 restano una scelta giusta e necessaria

21 gennaio 2026

La sentenza del Tribunale amministrativo regionale dell’Emilia-Romagna che ha annullato il Piano particolareggiato del traffico urbano Bologna Città 30 e le relative ordinanze sul limite generalizzato di 30 km/h rappresenta un passaggio rilevante nel dibattito nazionale sulla sicurezza stradale urbana. Il Tar ha accolto il ricorso presentato da alcuni tassisti, sostenuti politicamente da Fratelli d’Italia, contestando le modalità giuridico-amministrative con cui il Comune di Bologna ha attuato il provvedimento, non il valore degli obiettivi perseguiti.

È un punto che va chiarito con forza: la decisione del Tar non boccia il principio delle Città 30, né ne mette in discussione l’efficacia sul piano della sicurezza stradale. I giudici amministrativi intervengono esclusivamente sul rispetto del quadro normativo vigente, ritenendo che il Comune abbia di fatto ribaltato la regola del Codice della strada – che fissa a 50 km/h il limite ordinario urbano – senza una motivazione sufficientemente dettagliata strada per strada e senza una puntuale istruttoria sugli effetti attesi.

Per il Kyoto Club, che da anni sostiene politiche integrate per la mobilità sostenibile, la sicurezza stradale e la qualità urbana, le Città 30 restano una scelta giusta, efficace e coerente con gli obiettivi di riduzione delle vittime della strada, di miglioramento della vivibilità urbana e di contenimento degli impatti ambientali e sanitari del traffico. Le evidenze scientifiche e le esperienze europee mostrano chiaramente che la riduzione della velocità media nelle aree urbane è uno degli strumenti più efficaci per salvare vite, ridurre la gravità degli incidenti e rendere le città più attrattive e competitive.

In questo senso, le stesse motivazioni della sentenza confermano indirettamente un nodo politico e normativo più ampio: l’inadeguatezza dell’attuale Codice della strada rispetto alle trasformazioni delle città e alle esigenze di sicurezza contemporanee. Come ha osservato Claudio Magliulo, direttore di Clean Cities Campaign, lo stop a Bologna rischia di avere un effetto deterrente su altre città, pur lasciando intatta la bontà della misura. La vera sfida si sposta quindi a livello nazionale: dotare l’Italia di un quadro normativo che consenta ai Comuni di adottare politiche di moderazione della velocità in modo chiaro, stabile e giuridicamente solido.

Il sindaco di Bologna Matteo Lepore ha annunciato l’intenzione di proseguire il percorso, rivedendo gli atti e valutando il ricorso al Consiglio di Stato. Una scelta che va nella direzione indicata dallo stesso Tar, che riconosce la possibilità per l’amministrazione di riesercitare la funzione pianificatoria, purché nel rispetto delle regole procedurali.

Per il Kyoto Club, il caso Bologna non segna la fine delle Città 30, ma rafforza la necessità di una riforma del Codice della strada che introduca, come già avviene in numerosi Paesi europei, il limite di 30 km/h come riferimento ordinario nelle aree urbane, lasciando eccezioni motivate per le strade di scorrimento. Una riforma di questo tipo sarebbe coerente con gli obiettivi di sicurezza stradale, salute pubblica, riduzione dei costi sociali degli incidenti e miglioramento della qualità della vita urbana.

In conclusione, il Kyoto Club ribadisce il proprio sostegno convinto alle Città 30 come strumento centrale delle politiche urbane sostenibili. Lo stop procedurale imposto dal Tar deve essere l’occasione non per arretrare, ma per rafforzare il quadro normativo nazionale, dare certezza giuridica ai Comuni e consentire alle città italiane di continuare a investire in sicurezza, vivibilità e futuro.


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