Tre città, un solo messaggio: basta morti in strada. Dai flash mob di Bologna, Napoli e Roma un appello urgente alla sicurezza
Nella Giornata mondiale per le vittime della strada, Bologna, Napoli e Roma hanno ospitato tre flash mob diversi ma uniti da un’unica richiesta: interventi immediati per fermare una strage quotidiana che in Italia provoca 3.000 morti all’anno, pari — ricordano gli attivisti — “a sedici aerei che precipitano senza sopravvissuti”.
A Bologna, il comitato Bologna30 ha inscenato corpi a terra, biciclette ribaltate e sagome bianche per denunciare la normalizzazione del rischio e chiedere che la Città 30 torni prioritaria, con più controlli, comunicazione e interventi infrastrutturali. «Siamo stanchi, arrabbiati, non ci fermeremo», è stato il messaggio lanciato davanti alla ghost bike dedicata a Giuliano Branchini.
A Napoli, decine di associazioni e familiari delle vittime si sono sdraiati in piazza Municipio e hanno formato una lunga carovana in bicicletta attraversando i luoghi dei sinistri mortali. Hanno denunciato il carattere strutturale della “violenza stradale” e annunciato un esposto in Procura per verificare le responsabilità nelle situazioni di pericolo già segnalate. Numerosissime le testimonianze dei familiari, che chiedono giustizia e un’adozione reale del modello Città 30 come insieme integrato di interventi, non solo un limite nominale.
A Roma, oltre trenta associazioni e circa duecento persone si sono riunite sulla via Cristoforo Colombo — una delle arterie più pericolose della Capitale, con 100 vittime solo nel 2025 — per denunciare l’assenza di prevenzione. «Troppe croci, qui si continua a morire», dicono i familiari con le magliette bianche delle giovani vittime. Le richieste al Governo sono chiare: più autovelox, semafori intelligenti, limiti ai 30 km/h nelle aree urbane, campagne di controllo e un adeguamento ai target del Piano nazionale sicurezza stradale 2030, dove l’Italia è in forte ritardo rispetto ad altri Paesi europei.
In tutte e tre le città, i manifestanti hanno sottolineato che ogni vittima è evitabile, e che la sicurezza stradale non è solo un tema tecnico ma di salute pubblica, equità e qualità urbana. Dalle piazze è arrivato un messaggio netto: serve un cambio di passo delle istituzioni nazionali e locali per ridurre velocità, progettare strade più sicure, potenziare il trasporto pubblico e proteggere gli utenti più vulnerabili.
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