Il raffrescamento diventa essenziale: cresce la domanda, ma restano le disuguaglianze
Secondo l’International Energy Agency (IEA), con il 2024 che ha segnato un nuovo record di caldo – superando per la prima volta gli 1,5 °C sopra i livelli preindustriali – il raffrescamento degli ambienti non è più un lusso, ma una necessità.
Ondate di calore sempre più frequenti e intense stanno mettendo alla prova la salute pubblica, la produttività e la qualità della vita, non solo nei Paesi tradizionalmente caldi, ma anche in quelli con climi temperati come Francia, Corea del Sud e Stati Uniti.
In molte parti del mondo, tuttavia, l’accesso all’aria condizionata è ancora un privilegio per pochi. La IEA rileva che oggi oltre 3,5 miliardi di persone vivono in regioni calde, ma solo il 15% possiede un condizionatore. Un dato destinato a cambiare: nei Paesi emergenti, grazie al miglioramento delle condizioni economiche, l’uso dei condizionatori sta crescendo rapidamente. In Indonesia, ad esempio, la quota di popolazione che ne possiede uno passerà dal 14% all’85% entro il 2050.
Ma le disuguaglianze restano forti. Nelle economie in via di sviluppo, l’accesso al raffrescamento è spesso limitato alle fasce di reddito più alte. In Africa subsahariana, ad esempio, la maggior parte delle famiglie non può permettersi un condizionatore, anche perché manca l’accesso all’elettricità. Al contrario, in Europa – dove l’uso di condizionatori è ancora contenuto – la loro diffusione è più equamente distribuita tra ricchi e poveri.
Il raffrescamento è ormai una questione di equità e sicurezza sanitaria, oltre che di adattamento climatico. Garantirne l’accesso, in modo sostenibile ed efficiente, sarà fondamentale per affrontare un futuro sempre più caldo, come sottolinea la stessa IEA nel suo ultimo rapporto.
