Il ruolo del riciclo meccanico dei rifiuti plastici da raccolta differenziata urbana nell’Economia Circolare e nella decarbonizzazione

L'articolo analizza il ruolo del riciclo delle plastiche all'interno del settore dell'economia circolare. A cura di Barbara Barbarisi, di Montello S.p.A.

14 gennaio 2025

L’impiego di plastica riciclata assicura una nuova vita agli scarti e ai rifiuti che, altrimenti, verrebbero destinati a smaltimento in discarica o, nella migliore delle ipotesi, a sostituire altri combustibili fossili per produrre energia. Inoltre, il riciclo della plastica costituisce il miglior antidoto al littering, assicurando una salvaguardia più efficace dell’ecosistema marino e terrestre in cui viviamo.

Il settore di riciclo delle plastiche ricopre, dunque, un ruolo fondamentale nell’Economia Circolare ed è riconosciuto come attore fondamentale nelle strategie di decarbonizzazione dell’UE, come testimoniato dalle numerose iniziative sviluppate a livello europeo quali: il Green Deal, il PNIEC, le direttive del c.d. “Pacchetto Economia Circolare” (2018), la Strategia Europea per la plastica nell’economia circolare (2018), la Direttiva Single-Use-Plastics (2019) fino alla più recente proposta del “Regolamento sugli imballaggi e rifiuti di imballaggi”. Se, da un lato, tali provvedimenti stabiliscono ambiziosi obiettivi sui tassi di riciclaggio degli imballaggi in plastica (in particolare, quello recepito nel nostro ordinamento dal D.lgs. 116/2020 fissa un obiettivo del 55% di riciclo rispetto all’immesso al consumo al 2030 – in Italia nel 2023 ci attestavamo intorno al 35%), dall’altro evidenziano la necessità di un cambiamento nei modelli di produzione e consumo che favoriscano lo sviluppo delle tecnologie di riciclaggio, la conseguente immissione al consumo di beni riciclabili, oltre che la prevenzione nella produzione dei rifiuti. Le norme sull’Ecodesign – promosse dallo stesso Regolamento UE sugli Imballaggi – consentono di incrementare ulteriormente i livelli di riciclo effettivo, rispetto all’immesso in consumo.

Come noto, la Commissione Europea ha ribadito la centralità della decarbonizzazione per le politiche climatiche ed ambientali dell’Unione Europea, raccomandando una riduzione delle emissioni nella misura del 90% entro il 2040, rispetto ai livelli del 1990. Un percorso che, a partire dai livelli attuali implica, per l’Italia, una drastica riduzione delle emissioni in meno di 10 anni, pari a oltre 100 milioni di tonnellate di CO2 equivalente rispetto ai livelli del 2021.

In tale contesto, il riciclo della plastica è, senza alcun dubbio, un segmento strategico come emerso chiaramente dal recente report del JRC1 dell’UE, che quantifica i vantaggi ambientali del riciclo meccanico dei rifiuti plastici in entrambi i diversi scenari valutati:

(i) rispetto all’alternativa dell’incenerimento o del conferimento in discarica di tali rifiuti (prospettiva di gestione dei rifiuti “di sistema”);
(ii) rispetto all’alternativa di utilizzare polimeri riciclati rispetto a polimeri vergini equivalenti (prospettiva “prodotto”).

Nel primo scenario, il riciclo di una tonnellata aggiuntiva di plastica come alternativa alla termovalorizzazione e allo smaltimento in discarica apporta benefici di mitigazione del cambiamento climatico quantificati in media in 1,9 tonnellate di CO2 equivalente per tonnellata di rifiuti plastici riciclati. Nel secondo, il risparmio ottenibile con l’utilizzo di Materie Prime Secondarie – rispetto alle materie vergini – varia tra 0,1 e 1,5 tonnellate di CO2 equivalente per tonnellata di rifiuto plastico, a seconda della tipologia di plastica analizzata, con un risparmio medio di circa 0,5 tonnellate di CO2 equivalente per tonnellata di polimero riciclato.

Il comparto italiano del riciclo meccanico dei rifiuti plastici, costituito da oltre 350 imprese che contano oltre 10 mila dipendenti ha, dunque, un ruolo chiave nell’Economia Circolare. In aggiunta, oltre a svolgere una funzione strategica per la transizione ecologica, il settore rappresenta anche un’eccellenza europea e mondiale del nostro Made in Italy.

Se, nel 2022, si era registrato un calo di fatturato dovuto alla crisi energetica, a partire dal 2023 la tendenza è stata confermata, con l’aggiunta di nuove cause penalizzanti da ricercarsi da un lato nella concorrenza dei produttori di analoghi polimeri vergini (prodotti da fonti fossili) low cost di importazione extra UE (prevalentemente dal Far East, USA e Africa del Nord), a cui si aggiunge la concorrenza di materiali presunti riciclati di provenienza extraeuropea che, molto spesso, non sono sottoposti a sistemi adeguati di certificazione di conformità agli standard eurounitari, a strumenti di tracciabilità e/o a presidi ambientali comparabili a quelli dell’UE.

Il comparto sta, dunque, affrontando un momento storico sfavorevole.

Alla luce di quanto sopra, si ritiene necessario adottare soluzioni volte a salvaguardare il settore italiano del riciclo meccanico dei rifiuti plastici da raccolta differenziata urbana tramite l’introduzione di una premialità strutturata in funzione del contributo fornito alla decarbonizzazione, che consenta di aumentare la competitività delle aziende del comparto e di tutelarne il prezioso ruolo svolto nell’ambito dell’Economia Circolare e della decarbonizzazione.

  1. Tonini, D., Garcia-Gutierrez, P., and Nessi, S., “Environmental effects of plastic waste recycling”, EUR 30668 EN, Publications Office of the European Union, Luxembourg, 2021, ISBN 978-92-76-34297-7, doi:10.2760/955772, JRC122455. https://data.europa.eu/doi/10.2760/955772 ↩︎

Il ruolo del riciclo meccanico dei rifiuti plastici da raccolta differenziata urbana nell’Economia Circolare e nella decarbonizzazione (pdf)


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