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Onu, i cambiamenti climatici sono “inarrestabili”

L’ultimo rapporto delle Nazioni Unite: 2020 tra gli anni più caldi di sempre, nonostante la pandemia.

20 aprile 2021

L'anno appena trascorso si piazza tra i tre più caldi di sempre, nonostante CoViD-19 e "La Niña rinfrescante". A lanciare l'allarme è la World Metereological Organization (WMO) l’agenzia meteo-climatica delle Nazioni unite, e della rete di istituti di ricerca con la quale collabora.

Secondo gli scienziati le “condizioni meteorologiche estreme combinate con il CoViD-19 hanno inferto un doppio colpo a milioni di persone nel 2020”, ma “il rallentamento economico correlato alla pandemia non è riuscito a frenare i fattori del cambiamento climatico e l’accelerazione dei relativi impatti”.

La temperatura media globale è stata di “circa 1,2 gradi al di sopra del livello preindustriale. Peggio ancora, a testimoniare una progressione implacabile, “i sei anni dal 2015 al 2020 sono stati i più caldi mai registrati” e “il decennio 2011-2020 è stato il più caldo mai registrato”.

Il rapporto sostiene che i cambiamenti climatici siano “un pericolo per il raggiungimento di molti degli obiettivi di sviluppo sostenibile, attraverso una catena a cascata di eventi correlati” e che questo contribuisca a rafforzare le disuguaglianze esistenti. Inoltre, “esiste il potenziale rischio di effetti di feedback che minacciano di perpetuare il circolo vizioso del cambiamento climatico”.

E nonostante i proclami, le emissioni hanno continuato ad aumentare nel 2019 e nel 2020, superando le 410 parti per milione (ppm). "Se la concentrazione di CO2 seguono lo stesso modello degli anni precedenti, potrebbero raggiungere o superare 414 ppm nel 2021”, dice il rapporto. Il rallentamento economico “ha temporaneamente frenato le nuove emissioni di gas serra”, secondo l’UNEP, l’agenzia ambientale delle Nazioni unite, “ma non ha avuto un impatto percettibile sulle concentrazioni atmosferiche”.

Per quel che riguarda i mari, l’oceano assorbe circa il 23% delle emissioni annuali di CO2 di origine antropica nell’atmosfera e funge da cuscinetto contro i cambiamenti climatici, ricorda lo ‘State of the Global Climate 2020’ WMO. La CO2, però, reagisce con l’acqua di mare, abbassandone il pH e portando all’acidificazione degli oceani, con conseguenze sugli organismi marini, a partire dai coralli. Questo a sua volta riduce la sua capacità di assorbire CO2 dall’atmosfera. “L’acidificazione e la deossigenazione degli oceani sono continuate, influenzando gli ecosistemi, la vita marina e la pesca”, secondo l’Intergovernmental Oceanographic Commission (IOC-UNESCO), la Commissione oceanografica intergovernativa dell’UNESCO che fornisce agli Stati membri delle Nazioni Unite strumenti di cooperazione per lo studio degli oceani.

L’oceano assorbe anche più del 90% del calore in eccesso dalle attività umane. “Il 2019 ha visto il più alto contenuto di calore dell’oceano mai registrato e questa tendenza è probabilmente continuata nel 2020”. Il tasso di riscaldamento degli oceani nell’ultimo decennio “è stato superiore alla media a lungo termine, indicando un continuo assorbimento di calore intrappolato dai gas serra”, secondo il Copernicus Marine Service dell’UE. Oltre l’80% della superficie oceanica ha subito almeno un’ondata di calore nel 2020. La percentuale dell’oceano che ha subito ondate di calore marine ‘forti’ (45%) è stata maggiore di quella che ha subito ondate di calore marine ‘moderate’ (28%).


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