I giovani e l’ambiente. Le potenzialità delle mobilitazioni per un futuro sostenibile

Alla consapevolezza dei rischi climatici si aggiunge quella di diseguaglianze sociali sempre più inaccettabili. Ed è significativo lo spartiacque che si è creato tra chi si ribella e vuole incidere e chi resiste al cambiamento attraverso il paternalismo, la derisione, l’aggressività. L'analisi di Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club, su Formiche.

18 marzo 2019 Fonte: Formiche

Cosa succederà dopo la straordinaria mobilitazione mondiale sul clima, per molti versi inaspettata nella sua ampiezza? Innanzitutto una presa di coscienza. Ci saranno ragazzini che a scuola chiederanno di approfondire questi temi e che criticheranno i loro genitori per gli acquisti inutili, per le scelte alimentari e quelle di trasporto. Ma altrettanto, se non più importante, sarà la pressione sulle istituzioni affinché mettano a punto politiche climatiche più coraggiose.

L’enorme fiumana che si è riversata nelle strade di centinaia di città ha infatti già accentuato l’attenzione sul rischio del riscaldamento globale. Fra poco più di due mesi si volgeranno le elezioni europee e le strategie climatiche saranno al centro dei programmi di molte forze politiche. Non sarebbe stato così, almeno in Italia. L’ondata di protesta ha caratteristiche nuove e originali ed è destinata ad estendersi. Nel secolo scorso le mobilitazioni erano prevalentemente mirate a migliorare le condizioni di vita e di lavoro, in vista di un percorso di crescita del benessere individuale e sociale (un discorso a parte andrebbe fatto, e andrà fatto, sulle differenze e analogie col movimento del ’68). Oggi i giovani sono certo preoccupati dalla insicurezza occupazionale, ma nasce in loro anche la consapevolezza che il futuro del pianeta è già compromesso e la qualità della loro stessa vita è a rischio.

continua a leggere l'articolo di Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club, su Formiche.


↑ torna in cima