COP19: è arrivato il momento della leadership del Sud del Mondo? 3°parte
Stanno arrivando progressi dalla COP19 di Varsavia, verso Parigi nel 2015? È questo il momento per la leadership del Sud a guidare l'agenda globale su questioni politicamente controverse? Un articolo di Piero Pelizzaro, Responsabile Cooperazione internazionale di Kyoto Club, da Varsavia.
<p>Dopo i primi due giorni di relativa calma, i negoziati alla COP19 cominciano a diventare sempre più intensi e <b>si cominciano a delineare gli obiettivi che i diversi paesi vogliono portare a casa</b>. <br />La posta in gioco è alta come non mai, soprattutto dopo i mezzi passi falsi degli ultimi quattro anni. <br />Gli interessi di 195 paesi devono fondersi e muoversi in un’unica direzione per trovare un accordo sul Post-Kyoto, che dovrà essere raggiunto entro il 2015 (questo dovrà avvenire con l’obiettivo fondamentale di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei di 2 ° C). </p><p>Il <b>cambiamento climatico</b> influisce sempre più sullo sviluppo dei <b>paesi emergenti</b>, ma è al tempo stesso <b>una leva per fare emergere le economie dei paesi in via di sviluppo</b>: questi due fattori devono rimanere uno degli obiettivi al 2015 e per gli anni successivi. <br />Al fine di raggiungere tale obiettivo sarà forse necessario cominciare a chiedersi se non sia utile una revisione dei processi decisionali della conferenza. </p><p>Come ha ricordato <b>Christiana Figueres</b>, Segretario Esecutivo dell’UNFCCC: "non è sufficiente l’azione dei singoli governi, è necessario garantire una più ampia coalizione, per trovare un accordo al 2015". </p><p>La <b>coalizione su cui costruire il Post-Kyoto</b> rimane comunque molto complessa. Ad oggi, oltre ai governi stanno emergendo anche altri importanti attori come il Green Growth Leaders Forum, il Dubai Green Economy Partnership, la Women’s Green Businees Initiative e la European Alliance to Save Energy, giusto per citarne alcuni. <br />Tra queste ampie coalizioni, il ruolo di attore principale, lo ricopre l’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC), che di recente ha pubblicato il primo di tre rapporti che compongono il Fifth Assessment Report, e che rappresenta la comunità scientifica mondiale. </p><p>È da notare come la maggior parte degli attori che compongono le alleanze (vedi l’elenco sopra citato) provengano dai <b>paesi del Sud del mondo</b>. <br />Pur in presenza di queste coalizioni, ampie e diversificate nella loro composizione, <b>il destino dei trattati, ad oggi, rimane in mano agli stati più sviluppati</b>.</p><p>In questi primi giorni di negoziati si stanno confermando, come attori emergenti e molto influenti, i membri del Gruppo dei 77 e Cina (G77 – noto anche come il Sud del mondo); il quale fonda molto del suo peso negoziale sulle capacità delle economie emergenti del sud quali Brasile, Sud Africa, India e Cina (BASIC), economie in transizione tra essere in via di sviluppo a economie affermate. </p><p>Il <b>gruppo dei BASIC</b> è accompagnato anche da altre coalizioni, tra cui l’Alliance of Small Islands (AOSIS), il Group of Latin America and the Caribbean (GRULAC), Least Developed Countries (LDCs) e l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC). </p><p>A completare il <b>G77</b>, l’African Group, dove siede il Sudafrica. Tutte queste coalizioni che convergono nel G77, sono le più attive per raggiungere un accordo unilaterale su un meccanismo internazionale per i Loss and Damage. I BASIC, in particolare, hanno preso un impegno proattivo significativo per la lotta ai cambiamenti climatici, un impegno che va al di là del puro interesse scientifico, che si esplica nei loro incontri periodici a livello ministeriale. </p><p>Al di là degli impegni coraggiosi che i <b>BASIC</b> hanno assunto per la riduzione delle emissioni, sono stati gli attori di primo piano nella costruzione di coalizioni sulla questione del cambiamento climatico. Questo è stato possibile perché gli incontri dei BASIC sono ospitati indifferentemente da tutti i membri, e questo favorisce la collaborazione di paesi confinanti. Per esempio, il 16° meeting, ospitato dal Brasile, ha visto coinvolti anche l’Argentina, le Fiji (come presidente del G -77/Cina ), Paraguay, Perù e Venezuela. <br />Questi incontri trimestrali possono oramai chiamarsi BASIC-plus. <br />Un ulteriore esempio è l’incontro del 12 di settembre 2012, che ha visto la partecipazione dell’Algeria (presidente del G77/Cina), Fiji (a nome dell’ AOSIS e presidente entrante della G77/Cina), Qatar (in vista della presidenza della COP18/CMP8), Egitto (come membro del gruppo arabo) e Nepal (come presidente in entrata dei paesi meno sviluppati). </p><p>Un elemento comune dei comunicati provenienti da ogni incontro, è un <b>impegno per l’unità del G77/Cina ed il suo rafforzamento</b>. Questo dimostra la lezione imparata durante i negoziati di Copenaghen 2009. I comunicati tendono a rinforzare ogni volta il <b>principio delle responsabilità comuni ma differenziate (CBDR)</b>, nonché le rispettive capacità nell’ambito del processo UNFCCC. </p><p>Più di recente, c’è stato un maggiore interesse sulla questione dei finanziamenti (meccanismo loss and damage), una maggiore attenzione in materia di adattamento, questo al fine di sostenere i paesi più poveri.<br /><b>I paesi</b> partecipanti, a loro modo, <b>stanno rispondendo in modo forte alle richieste del mondo scientifico e del dibattito pubblico</b>, specialmente delle ONG attive all’interno del sistema delle Nazioni Unite, per creare un consenso sempre più ampio grazie all’instaurarsi di grandi coalizioni e di un approccio multi-stakeholder per la lotta al cambiamento climatico. </p><p>La domanda ora è: può tutto ciò essere tradotto in progressi significativi durante la COP19 di Varsavia e verso Parigi nel 2015? È questo il momento per la leadership del Sud a guidare l’agenda globale su questioni politicamente controverse? Questi quattro paesi stanno conquistando settori chiave dell’economia mondiale e sono più avanti di molti su uno sviluppo a basse emissioni di carbonio. Potranno condurci sulla via di Kyoto 2.0 ? <br />La speranza alleggia nell’aria e i dialoghi, sempre più stretti tra i paesi membri dell’UE e gli USA, dimostrano un certo timore da parte dei paesi del nord del mondo nei confronti dei BRIC e del G77/Cina. Le trattative sul meccanismo internazionale loss and damage, sarà un primo importante banco di prova per capire cosa ci aspetta nel 2014 e alla COP20 di Lima. </p><p><i>Piero Pelizzaro, Responsabile Cooperazione Internazionale Kyoto Club</i>.</p><p><br /></p>
