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Position paper: Riduzione delle emissioni incorporate negli edifici

30 maggio 2022

Problema
Gli edifici sono, in tutta Europa, la principale fonte di consumo energetico, pari al 40% di tutta l’energia consumata. I tre quarti di questa energia proviene dall’uso diretto di combustibili fossili, che provoca il 36% delle emissioni di gas serra dell’intero comparto. Una parte significativa – il 10-20% dell’impronta di carbonio totale degli edifici dell’UE – è dovuta alle emissioni incorporate cioè tutte quelle emissioni prodotte durante i processi costruttivi dei materiali e dei fabbricati e quelle legate alle ristrutturazioni e demolizioni.

L’attuale scenario si è dimostrato strutturalmente inadeguato per attivare una trasformazione degli edifici e della filiera in Europa che contribuisca a raggiungere una decarbonizzazione in linea con l’obiettivo dato dagli scienziati di limitare l’aumento della temperatura media globale a +1,5 °C.

Alla luce degli obiettivi di azzeramento delle emissioni al 2050 diventa obbligatorio intervenire per affrontare le carenze strutturali di questo settore, dato il suo contributo sostanziale alle emissioni di gas serra e il consumo di energia, e per poter raggiungere gli obiettivi climatici, come riconosciuto anche dall’ultimo Rapporto redatto dal Intergovernmental Panel on Climate Change (Sixth Assessment Report).

La necessità di minori emissioni di carbonio incorporate nel settore edile è attualmente un tema poco discusso nel dibattito pubblico italiano, con l’unica eccezione del Green Building Council Italia (GBC) che, fin dal 2019, con la pubblicazione del rapporto World GBC Bringing Embodied Carbon Upfront, chiede l’azzeramento al 2050 anche delle emissioni incorporate negli edifici.

Tale scenario è dovuto a tre ragioni principali: a) una mancanza di conoscenza e di consapevolezza da parte dei decisori politici e dei media, b) l’influenza delle lobby dei combustibili fossili che non permette un reale dibattito pubblico su questo tema, con conseguente resistenza al cambiamento e c) la lentezza del settore delle costruzioni ad abbracciare l’innovazione.

Proposte
Nel merito, il nostro progetto ha identificato le seguenti priorità:

  1. La revisione della Direttiva sulle prestazioni energetiche degli edifici – EPBD (Energy Performance of Buildings Directive) – dovrebbe includere in maniera armonica una metodologia per l’introduzione dell’approccio WLA (Whole Life Cycle) nell’edilizia.
  2. La stessa revisione della EPBD dovrebbe prevedere dei valori-soglia, ottenuti da un’analisi dell’intero ciclo di vita, legati alle emissioni climalteranti nell’edilizia. Questi valori diventerebbero effettivi una volta che sia disponibile una baseline UE per le emissioni incorporate. La Commissione Europea dovrebbe essere in grado di definire tali valori di soglia senza dover passare per una nuova revisione completa della direttiva.
  3. La revisione del Regolamento sui prodotti da costruzione – CPR (Construction Products Regulation) – in maniera analoga, dovrebbe includere specifiche sulle emissioni incorporate.
  4. Di nuovo, la revisione del CPR dovrebbe comprendere l’indicazione dei valori di emissioni incorporate nei prodotti da costruzione con etichetta CE, già rispondenti a standard omologati nel CPR, come acciaio, cemento, vetro, legno e isolanti (materiali con elevate emissioni).
  5. L’Italia – seguendo un percorso che altri Stati Membri hanno già iniziato – dovrebbe includere, a livello nazionale, le emissioni incorporate di carbonio nella legislazione, e dotarsi di una normativa adeguata.

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