Politiche sul clima: ogni anno di ritardo costerà alle economie mondiali 500 miliardi di dollari

Secondo il World Energy Outlook 2009, presentato oggi dall’International Energy Agency, questi costi si aggiungerebbero ai 10.500 mld di $ già necessari da qui al 2030 per mitigare il clima.

10 novembre 2009 Fonte: Agenzia Dire

<p>Ogni anno di ritardo nell’intraprendere il percorso verso un livello di emissioni che limiti l’aumento di temperatura a soli 2 gradi (limitando la concentrazione di CO2 a 450 ppm), aggiunge circa <b>500 miliardi di dollari</b> al costo per limitare la febbre del pianeta, sempre in aumento, di <b>10.500 miliardi</b> di dollari già necessario nel periodo 2010-2030.<br />Questo è una delle informazioni più forti che emerge dal "<b><a href="http://www.iea.org/index_info.asp?id=854">World Energy Outlook (Weo) 2009</a></b>" (vedi executive summary in allegato) dell’International Energy Agency (Iea), l’agenzia mondiale dell’energia che riunisce 28 dei 30 paesi Ocse. </p><p>Solo qualche anno di ritardo renderà probabilmente del tutto irraggiungibile la meta, spiega la l’Iea, e se ciò accadesse, gli ulteriori costi per l’adattamento sarebbero molte volte più alti di questa cifra. <br />I paesi che parteciperanno alla Cop15 di <b>Copenhagen</b> non dovranno perdere di vista questo aspetto, auspica il Weo 2009, perché "è il momento di fare le scelte, difficili ma necessarie, per trasformare le promesse in azione". Un ingrediente essenziale per il successo degli sforzi per prevenire i mutamenti climatici, sarà la velocità con la quale i governi agiranno per rispettare i propri impegni. </p><p>Nel documento si afferma che con le misure attuali, <b>se nulla cambia</b>, il tasso di crescita del consumo di energia fossile ci porta inesorabilmente verso una concentrazione di lungo termine dei gas serra nell’atmosfera che supererà le 1.000 parti per milione (ppm). Una concentrazione di CO2 che porterà ad un aumento della temperatura media globale fino a 6 gradi centigradi, capace di causare quasi certamente un massiccio cambiamento climatico e danni irreparabili al pianeta. <br />Insomma questo è ciò il Weo 2009 prevede nel caso del "reference scenario", quello nel quale i governi non opereranno cambiamenti alle loro attuali politiche.</p><p>Più nello specifico, se nulla cambierà, si prevede che le emissioni di CO2 raggiungeranno <b>34,5 Gigatonnellate</b> (1 Gt = un miliardo di tonnellate) <b>nel 2020 e 40,2 Gt nel 2030</b> ad un ritmo medio dell’1,5% l’anno. <br />La continua e rapida crescita nelle emissioni di anidride carbonica sono legate ai notevoli consumi di energia. Finora questo aumento della domanda di energia ha contribuito a portare le emissioni di CO2 in atmosfera a <b>28,8 Gt nel 2007</b> (erano 20,9 Gt nel 1990).</p><p>Secondo la IEA <b>i paesi non Ocse</b> sono responsabili di tutta la prevista crescita nelle emissioni di CO2 legate all’energia fino al 2030. Almeno tre quarti delle 11 Gt di aumento arrivano infatti dalla Cina (dove le emissioni salgono di 6 Gt), India (2 Gt) e Medio Oriente (1 Gt). </p><p>Le <b>emissioni dei paesi Ocse</b> si prevede diminuiscano leggermente, a causa di un rallentamento nella domanda (causato dalla crisi nel breve periodo e da grandi miglioramenti nell’efficienza energetica nel lungo periodo) e – considera la IEA – all’aumento del ricorso a rinnovabili e nucleare (anche se la quota dell’atomo resta in declino), politiche in gran parte legati a politiche già messe in atto per mitigare i mutamenti climatici ed aumentare la sicurezza energetica.</p><p><br /></p>

WEO2009 – Execuitive summary (pdf)


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