Adattamenti. Economia circolare in Italia
In Italia l’economia circolare è già una realtà consistente. Da incentivare e fare crescere. Secondo Duccio Bianchi, curatore di "Economia circolare in Itali"a (Edizioni Ambiente) per il Gruppo di Lavoro Recupero e Riciclo di Kyoto Club, l’economia “non lineare” (riassumibile nella triade materia prima – prodotto – rifiuto) in Italia occupa 575 mila lavoratori e ha un fatturato di 88 miliardi di euro.
"L'Italia è molto avanti in termini di economia circolare. Lo è a sua insaputa, senza volerlo: non è il frutto di politiche decise e organiche, è il risultato di come è fatta l'industria manifatturiera in Italia, Da questo punto di vista, il nostro Paese ha una serie di prestazioni coerenti: è il Paese europeo con il più alto tasso di riciclo nell'industria manifatturierea (superiore in percentuale anche alla Germania e al Belgio), è il secondo Paese in Europa, dopo l'Olanda, per tasso di impiego nella produzione manifatturiera di materie seconde. È aimo primi anche per quantità di materia prima usata in rapporto al PIL: se ne usa molto meno rispetto agli altri Paesi europei. Tutti questi dati sono convergenti nel dire che l'Italia ha giù sviluppato una conversione più piena verso un'economia circolare".
Così ha affermato Duccio Bianchi, curatore del volume "Economia circolare in Italia" (Edizioni Ambiente) per il Gruppo di Lavoro Recupero e Riciclo di Kyoto Club, ai microfoni di Radio Città del Capo: secondo il ricercatore, l’economia “circolare in Italia occupa 575 mila lavoratori e ha un fatturato di 88 miliardi di euro. Tra l’altro, il sistema manifatturiero italiano è uno dei più efficienti nella produzione di materia seconda, in grado cioè di creare prodotti nuovi impiegando materie di scarto. Tuttavia ci sono tante cose da fare, a livello legislativo, per sviluppare ulteriormente questo sistema.
