Appello di 15 mila scienziati contro il climate change. Silvestrini: “Da comportamenti di Cina e India capiremo come evolverà la situazione”
Un appello di 15 mila scienziati di 184 Paesi pubblicato dalla rivista americana Bioscience ha definito "preoccupanti e catastrofici" gli effetti dei cambiamenti climatici in corso. Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, interpellato da Radio Popolare, ha sostenuto che "serve più ambizione nel perseguire gli impegni presi a Parigi". Pur in presenza di "segnali confortanti".
Nel 1992, in occasione del primo Vertice della Terra dell'Onu sui cambiamenti climatici, un appello di 1700 scienziati preoccupati metteva in guardia dalle conseguenze dell'impatto delle attività umane dannose sul Pianeta. Il numero di questi scienziati preoccupati è salito di molto: in un recente appello apparso sulla rivista americana Biosciences 15364 scienziati provenienti da 184 paesi di tutto il mondo tornano ad avvertire "l’umanità" colpevole secondo la comunità scientifica di non essere "riuscita a fare progressi sufficenti nel risolvere i problemi ambientali". "Preoccupante" – continua il documento – "è l’attuale traiettoria di un cambiamento climatico potenzialmente catastrofico dovuto all’aumento dei gas ad effetto serra provocati dai combustibili fossili, dalla deforestazione e dall’agricoltura".
Direi che la COP di Parigi ha innescato meccanismi virtuosi, soprattutto in alcuni Paesi – ha detto Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, interpellato in merito dal programma Memos di Radio Popolare. Per contenere la temperatura sotto i due gradi – ha continuato – bisognava raggiungere un picco nel 2020 e poi ridurre, mentre la Cina lo doveva raggiungere nel 2030. Nonostante questo, la Cina è da quattro anni che non aumenta le emissioni. La rapida riduzione dei prezzi di alcune tecnologie sono elementi che fanno ritenere che la sfida ambiziosissima di far funzionare il pianeta in 40-50 anni senza emissioni di co2 sia una sfida decisiva. Naturalmente non bastano le tecnologie dirompenti – ha puntualizzato il direttore scientifico – servono cambiamenti comportamentali e scelte politiche ambiziose che in questo momento non sempre si vedono.
La Cina che vedeva incrementi delle emissioni del 7 – 8% nel decennio scorso, quest’anno dovrebbe avere incremento del 3,5% dopo 4 anni di stabilizzazioni delle emissioni. Quello che faranno Cina e India – ha poi concluso Silvestrini – il primo e terzo Paese per emissioni, diventerà fondamentale per capire come evolverà la situazione nei prossimi anni.
