Basta ambiguità, la Regione tuteli ambiente e salute

Una recentissima ordinanza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, arrivata dopo un ricorso di Greenpeace Italia, ReCommon e dodici cittadini italiani impattati dalla crisi climatica - ha stabilito un punto chiaro: anche una azienda privata, un colosso industriale come Eni, può essere giudicata per i danni climatici causati dalle sue attività.

31 luglio 2025 Fonte: Il Manifesto

In Sardegna la transizione ecologica rischia di trasformarsi in una parodia amara. Mentre gli effetti della crisi climatica si fanno sempre più concreti – con temperature estreme in tutta Italia – e mentre l’Europa discute di phase-out dai combustibili fossili e accelera sugli investimenti in rinnovabili, accumuli e smart grid, nell’isola si tenta di percorrere le strade che dovremmo abbandonare, e non solo per ragioni ambientali. Altro che decarbonizzazione: per scrivere il suo futuro energetico, la Sardegna sta usando la penna del passato fossile, in uno scenario che rischia di essere disastroso dal punto di vista ambientale, sociale ed economico.

Pur dicendo di volere la transizione e la lotta al cambiamento climatico, la Regione si è mossa da subito contro le rinnovabili, con l’adozione di una legge regionale che dichiara la maggior parte del territorio “non idoneo” alla produzione di energia da fonti rinnovabili, oggi al vaglio della Corte costituzionale. Invece di lavorare su come fare le rinnovabili – coinvolgendo le comunità e redistribuendo i benefici – si è finito per ostacolarle a prescindere. Ora si sta aggiornando il Piano energia e ambiente regionale e i nodi vengono al pettine.

Qualche giorno fa, gli assessori Cani (Industria) e Laconi (Ambiente) hanno chiesto a Enel di riconvertire a gas la centrale a carbone Grazia Deledda, ormai prossima alla chiusura. Eppure, con l’entrata in funzione del Tyrrhenian Link, la Sardegna non avrà più bisogno né di questa né dell’altra centrale attualmente in funzione, quella di Fiume Santo: lo ha confermato anche Terna, il gestore della rete di trasmissione, e la realizzazione del Tyrrhenian Link entro il 2028 è possibile, ma deve diventare un obiettivo strategico per la giunta regionale.

Invece, si insiste nel proporre la riconversione a gas adducendo false ragioni occupazionali: le centrali a metano, altamente automatizzate, impiegano pochissimo personale e non creano lavoro. Al contrario, le rinnovabili e i sistemi di accumulo sono settori ad alta intensità di lavoro. E’ una scelta sbagliata puntare sul gas prevedendo un’infrastruttura sproporzionata, costosa e destinata a durare decenni, che oltre al metanodotto posiziona in altrettanti porti due navi rigassificatrici pagate dai contribuenti sino al 2043, in totale contrasto con ogni principio di proporzionalità, coerenza normativa e responsabilità climatica.

I cittadini sardi, poi, pagherebbero anche in salute – con l’aumento dell’inquinamento atmosferico – e in termini di opportunità mancate. Con 12,11 tonnellate pro capite, la Sardegna è già oggi la regione italiana con le maggiori emissioni di gas serra per abitante. La Sardegna potrebbe essere laboratorio della transizione e invece rischia di diventare simbolo di un’ipocrisia largamente diffusa in Italia: si parla di transizione, ma si pianifica il business fossile.

La scelta di fare del gas il perno della strategia energetica regionale contraddice la proclamata volontà di andare avanti con la transizione. E se per tutta l’Europa è arrivato il momento di accelerare il passaggio alle rinnovabili, tutto quello che si investe in gas è soltanto un investimento sprecato. Il recente studio commissionato dal Coordinamento FREE a tre università italiane dimostra chiaramente che un sistema elettrico 100% rinnovabile entro il 2030 in Sardegna è tecnicamente fattibile ed economicamente vantaggioso. Le possibilità di valorizzazione dell’energia rinnovabile in eccesso non mancherebbero: dall’elettrificazione dei trasporti allo sviluppo di filiere dell’idrogeno verde, passando per progetti industriali innovativi, green e partecipati.

Mentre eventi estremi, siccità e ondate di calore devastano il territorio anche in Sardegna, la giunta regionale gioca in difesa. E’ invece il momento del coraggio e delle politiche ambiziose. I tatticismi non bastano più, presidente Todde. Serve una presa di posizione chiara: da che parte sta la Regione? Con il futuro dell’isola o con il suo passato fossile?

* Sardegna Rinnovabile è composta da Legambiente, Wwf, Greenpeace e Kyoto Club

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