Nell’Ue tira un brutto clima. Pesticidi, gas serra e rinnovabili: così è naufragato il Green Deal

Il sogno ecologista bloccato dalle pressioni politiche. Bonelli: “Le energie pulite dovrebbero marciare tre volte più veloci per rispettare gli impegni”. Silvestrini: “Ma il mondo ormai ha deciso. La transizione è inarrestabile”.

9 febbraio 2024 Fonte: Repubblica.it


«Per l’Europa sarà come portare l’uomo sulla Luna» aveva esordito Ursula von der Leyen, nominata presidente della Commissione da appena 10 giorni. Era il dicembre del 2019, Greta aveva da poco parlato all’Onu (“Se fallirete non ve lo perdoneremo”) e il Green Deal era il primo raggio di sole della neonata legislatura di Bruxelles.

Si trattava di un progetto ambizioso come una missione lunare. Puntava, spiegava von der Leyen, a «riconciliare economia e pianeta». In 24 pagine poneva obiettivi su rinnovabili e gas serra, cibo e pesticidi, inquinamento e riscaldamento delle case, fino a promettere zero emissioni nel 2050.

Col tempo molti traguardi sono caduti come foglie di un albero. A bloccare le strade oggi, al tramonto della legislatura europea, sono i trattori. E Greta ormai appare più in tribunale che in piazza.

L’ultima a cadere è stata la bozza di regolamento sui pesticidi, che ne dimezzava l’uso entro il 2030: cassata dalla stessa von der Leyen 3 giorni fa anche se l’europarlamento l’aveva già affondata a novembre. «Ribadire il no a una legge già bocciata è pura propaganda. Fa capire quali saranno le posizioni alle prossime elezioni» dice amaro Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra.

Sempre a novembre il parlamento europeo aveva approvato per il rotto della cuffia la legge per il ripristino della natura, che prevede di riportare allo stato originario il 20% di terre e mari entro il 2030.

Decurtata dalle misure più controverse per gli agricoltori e avversata dalla destra, la norma è stata una vittoria di Pirro: ha dimostrato quanto sia esile l’afflato verde dell’Europa.

Vittime del vento anti-ambientalista sono state poi la legge sugli imballaggi annacquata, la norma sulle case efficienti, approvata ma ancora priva dei dettagli capaci di renderla incisiva, e il mancato adeguamento dell’Europa ai nuovi limiti dell’Oms sul particolato che inquina le città.

Nel presentare i nuovi obiettivi di decarbonizzazione per il 2040, infine, la Commissione martedì ha stralciato il settore agricolo, che nel testo originario del Green Deal era chiamato a tagliare del 30% le emissioni entro il 2040.

I motivi di questi fallimenti? Si può partire dall’eccessiva ambizione del Green Deal. Il nuovo obiettivo di decarbonizzazione di martedì, per dire, si propone di tagliare del 90% i gas serra quando dal 1990 a oggi siamo scesi solo del 32,5%. Nel 2023 in Italia le nuove installazioni di rinnovabili sono aumentate di 5,7 Gigawatt nel 2023. «Un buon passo avanti rispetto al passato — commenta Bonelli — ma per rispettare il Green Deal dovremmo arrivare ai 12 annui».

La guerra in Ucraina c’entra fino a un certo punto. Ha fatto salire i prezzi dell’energia, ma ha dato impulso alle rinnovabili. Per trovare il colpevole — suggeriscono Marco Giuli e Margherita Bianchi dell’Istituto di Affari Internazionali nel rapporto “Il Green Deal a fine legislatura” — serve guardare alla politica, interna e estera.

Lo shock dei gilet gialli in Francia nel 2018 — con le proteste innescate da una tassa sui carburanti — ha lasciato un imprinting indelebile. A maggio il capo dell’Eliseo Macron ha chiesto una pausa per le politiche verdi, affiancato dal Belgio, facendo sorridere una Polonia che contro il Green Deal ha votato fin dal primo giorno.

Il soprassalto in Germania è arrivato dal bando delle caldaie a gas entro il 2024 (poi cancellato), che ha dato l’opportunità all’estrema destra del partito Afd di schierarsi contro la transizione verde e vincere consensi. In Olanda i limiti alle emissioni degli allevamenti hanno fatto nascere un partito, Movimento civico contadino, che alla prima prova alle provinciali del 2023 ha superato il 19%.

La transizione energetica ha un problema di equità, sostiene Bonelli: «Il suo prezzo non può essere pagato allo stesso modo da tutti». Ma per non sbagliare, alla vigilia delle elezioni, si è deciso di accantonare il capitolo verde tout court.

«Politiche di retroguardia» le definisce Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, ente non profit per la riduzione dei gas serra. «Il mondo ha già deciso da che parte andare, con o senza l’Europa, con o senza l’Italia, che per un decennio ha tenuto il freno a mano tirato. Le rinnovabili oggi sono così economiche e vincenti che si imporranno da sole. Anche il prezzo dell’auto elettrica scenderà. Basta guardare alla Cina e alla sua marcia inarrestabile, seguita dagli Stati Uniti». Alla Luna, insomma, arriveremo. Ma anche stavolta non sarà l’Europa a lasciarvi la sua impronta.

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