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“Su energia e acqua rischiamo grosso, serve un Garante per la natura”. Intervista a Daniela Ducato (Wwf Italia)

"Stiamo maturando una coscienza comune dell’importanza di avere un’energia sicura dal punto di vista ambientale e geopolitico”.

5 luglio 2022 Fonte: Huffington Post

Sarda, volontaria ambientalista da sempre e imprenditrice della green economy. Daniela Ducato si è sempre impegnata nella creazione di realtà produttive sostenibili. Ha contribuito alla nascita o alla conversione di aziende, dalle più piccole alle multinazionali, anche se si definisce un’“imprenditrice senza impresa fisica”. Ha studiato un protocollo per aiutare proprio chi è alla ricerca di un riscatto dal punto di vista ambientale. Fortune le ha consegnato il Premio MPW – Most Powerful Women. Da poche settimane è la presidente di Wwf Italia.

La sua elezione arriva in un periodo molto particolare dal punto di vista geopolitico. La crisi ucraina sta mettendo a rischio le decisioni per rallentare il cambiamento climatico. Secondo lei c’è il pericolo di fare passi indietro?

“Al contrario, stiamo capendo che il gas e i fossili non sono energia verde. Abbiamo da poco ottenuto un ottimo risultato a livello europeo. Pochi giorni fa due commissioni del Parlamento Ue hanno bocciato l’inclusione di gas e nucleare all’interno della tassonomia green. Se queste due fonti ricevessero semaforo verde si rischierebbe di sottrarre miliardi di euro di investimenti all’energia rinnovabile. Il gas è una fonte d’insicurezza energetica e di rischio geopolitico. L’energia nucleare è costosa, lenta da costruire e crea scorie altamente radioattive che ancora non sappiamo come gestire. In molti se ne stanno rendendo conto: stiamo maturando una coscienza comune dell’importanza di avere un’energia sicura dal punto di vista ambientale e geopolitico”.

Anche sul tema dell’agroalimentare la crisi è netta.

“Abbiamo avuto un grave problema legato alle speculazioni finanziarie anche in questo settore. Non è solo colpa della guerra, ma anche della riduzione dei raccolti in Canada per colpa della siccità del 2020/2021. Sono tutte questioni che ci portano a riconsiderare anche il modello della nostra agricoltura. Il Wwf ha chiesto all’Europa di aumentare la superficie di terreni agricoli coltivati con il sistema biologico al 40% entro il 2030, mentre al Parlamento Ue la proposta si è fermata al 25%”.

Decisivo, sia per l’energia che per l’agricoltura, sarà la COP27 di Sharm-El-Sheikh del prossimo autunno, Il summit delle Nazioni Unite sul clima è un momento in cui andrebbero prese decisioni incisive. Ma quello dell’anno scorso a Glasgow si è chiuso sotto le aspettative di molti. Come andrà quest’anno a Sharm-El-Sheik?

“Io voglio essere fiduciosa perché oggi non abbiamo scelta: siamo obbligati a prendere decisioni efficaci per salvare la natura. Anche a livello nazionale ci sono importanti passi da fare. D’altronde è stato stanziato il 37% dei fondi del Pnrr per la transizione ecologica: sono circa 70 miliardi. Ci sono misure veramente importanti come quella per la forestazione urbana, 6,6 milioni di alberi piantati entro il 2024. È un modo di trasformare il problema delle città in un’opportunità di cambiamento”.

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