Negli Stati uniti il sorpasso dell’eolico alla prova del Midterm

Il presidente Usa è sotto pressione in vista delle elezioni di Midterm, e a novembre e vuole aumentare la produzione di petrolio per moderare gli elevati prezzi della benzina negli Usa.

21 aprile 2022 Fonte: Il Manifesto

Ha fatto clamore il fatto che lo scorso 29 marzo negli Stati Uniti l’energia eolica, per la prima volta, abbia superato sia la generazione nucleare che quella da carbone divenendo la seconda fonte di produzione di elettricità, dietro al gas naturale. Un dato che arriva dopo due anni caratterizzati da una forte accelerazione delle installazioni eoliche, 14,2 GW nel 2020 e 13,9 GW nel 2021, che hanno consentito al vento di garantire lo scorso anno il 9% della produzione totale. Per paragone, ricordiamo che in Europa nel 2021 sono stati installati 17,1 GW eolici e che l’anno prima la quota generata dal vento era stata del 16%.

Tornando agli Usa, l’impennata della produzione eolica del 29 marzo è stata guidata dagli Stati delle Grandi Pianure. Il Southwest Power Pool, l’operatore di rete regionale dei 14 Stati che si estendono dall’Oklahoma al North Dakota, ha riferito che la generazione rinnovabile, quasi tutta eolica, quel giorno ha rappresentato il 90% della produzione elettrica. «Nell’arco di un decennio, siamo passati dal ritenere irraggiungibili livelli di penetrazione delle rinnovabili del 25% alla situazione attuale nella quale superiamo regolarmente il 75% senza problemi di affidabilità», ha affermato l’operatore della rete elettrica. Un dato interessante, considerati gli ambiziosi obiettivi del paese.

Ma qual è la situazione a livello nazionale?

Le fonti a basse o zero emissioni di carbonio hanno rappresentato il 42% della produzione di elettricità negli Usa. In questa quota è però presente la quota del nucleare che si assesta al 20%.

Considerando tutte le rinnovabili, includendo solare e soprattutto l’idroelettrico, queste sono ormai anche su base annua sullo stesso livello del contributo del carbone e del nucleare. E viste le previsioni di crescita dell’elettricità verde, nei prossimi anni diventeranno la seconda fonte di produzione di elettricità dopo il gas. Metano che anche negli Usa ha visto degli aumenti dei prezzi, anche se molto inferiori rispetto a quanto succede in Europa.

Ricordiamo che Biden punta all’80% di energia senza emissioni di carbonio entro la fine del decennio. Considerando che la quota del nucleare difficilmente supererà l’attuale percentuale il salto che ci si aspetta dalle rinnovabili è enorme.
Naturalmente molto dipenderà dalle future amministrazioni, ma l’onda è ormai partita grazie al calo dei costi, agli obiettivi ambiziosi di alcuni Stati, come California o New York e alla comparsa anche negli Usa di nuove soluzioni come l’eolico offshore che potrebbe arrivare a 30 GW nel 2030.

Ma, a fronte delle buone notizie sulle rinnovabili, arrivano anche segnali preoccupanti sul fronte dei fossili. Il presidente Usa, infatti, è sotto pressione in vista delle elezioni di Midterm a novembre e vuole aumentare la produzione di petrolio per moderare gli elevati prezzi della benzina negli Usa.

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