Decommissioning nucleare: tempi (sempre più) biblici, costi alle stelle
Lo smantellamento degli ex siti nucleari italiani ritarda di anno in anno: solo il 25% è realizzato. Intanto, i costi raddoppiano e i tempi si dilatano. Ne parla su Valori.it il Vicepresidente di Kyoto Club, Franceso Ferrante.
L’ultima notizia è che la settimana scorsa il ministero dello Sviluppo Economico ha autorizzato (per la quinta volta consecutiva) una proroga per la realizzazione dell’impianto che dovrebbe trattare i rifiuti radioattivi custoditi nel sito piemontese di Saluggia: 230 metri cubi che devono essere trattati e resi solidi.
Appena poche settimane prima, i vertici della SOGIN, la società 100% pubblica che ne è responsabile, indicava giugno 2019 come data in cui concludere il processo (sic!). Ora è ufficiale: dovremo aspettare il 2023. Ma i dubbi sono leciti.
In questi oltre 30 anni (uscimmo dal nucleare con il referendum del 1987) le attività di decommissioning e la società che le avrebbero dovute realizzare sono stati infatti una macchina mangia-soldi: luoghi nei quali collocare dirigenti ben pagati. Nel frattempo, i tempi in cui si sarebbe dovuto provvedere alla messa in sicurezza dei rifiuti nucleari slittavano inesorabilmente.
