Conferenza sul clima, 45 Paesi firmano dichiarazione a tutela del lavoro

La proposta è stata avanzata dalla presidenza polacca: il consenso sociale è fondamentale, dunque "è necessario garantire la sicurezza sociale ai lavoratori, che vedranno modificati o tagliati i loro posti di lavoro". Gianni Silvestrini (Kyoto Club): riscossa dal basso contro disastro.

5 dicembre 2018 Fonte: Rai News

Le iniziative che hanno come lo scopo la difesa del clima devono realizzare l'idea della "giusta trasformazione", ovvero essere coordinate con lo sviluppo economico e la tutela dei posti di lavoro. È questa la sintesi della dichiarazione accolta oggi a Katowice da 45 Paesi rappresentati nella Conferenza sul clima COP24 che nella motivazione si richiama all'eredità del sindacato polacco "Solidarnosc". 

Proposta dalla presidenza polacca della conferenza, la dichiarazione ribadisce che per aver un esito positivo nel passaggio globale alla produzione con bassa emissione di CO2 è fondamentale il consenso sociale, e per questo motivo "è necessario garantire la sicurezza sociale ai lavoratori, che vedranno modificati o tagliati i loro posti di lavoro". Secondo la presidenza polacca la dichiarazione è il più importante documento accolto dalla COP24. Per conto di Polonia è stata firmata dal presidente Andrzej Duda.  

Kyoto club: riscossa dal basso contro disastro "Le mobilitazioni dal basso e le posizioni sempre più ambiziose di molte città, regioni, Stati e imprese fanno sperare in una riscossa volta a scongiurare il disastro climatico". Così il direttore scientifico di Kyoto Club, Gianni Silvestrini, che aggiunge: queste mobilitazioni si contrappongono  "all'accelerazione degli eventi estremi e all'isolazionismo trumpiano che rischia di trovare terreno fertile in alcuni paesi, vedi il Brasile".

Intervenendo in occasione dei lavori della Conferenza delle Parti dell'Onu, Silvestrini rileva che "la sfida per arrestare il surriscaldamento del pianeta e limitare l'innalzamento delle temperature sotto i 1,5 – 2 gradi centigradi come stabilito nel 2015 a Parigi è sempre più ardua, e il tempo a disposizione sempre più limitato. Siamo di fronte a un'accelerazione senza precedenti dei cambiamenti climatici e a rischiare non sono più solamente le generazioni future, ma anche la nostra. E' necessario agire in fretta". Secondo il panel di esperti dell'Onu sui cambiamenti climatici (Ipcc), ricorda Silvestrini, "rimangono solo 12 anni per invertire la rotta: è necessario che in questo lasso di tempo la comunità internazionale riesca a darsi degli obiettivi più ambiziosi e tagliare drasticamente le emissioni climalteranti entro il 2030. Siamo in una fase molto delicata".

Wwf: governi europei alla prova sul carbone  "L'elefante nella cristalleria dei negoziati sul clima è, purtroppo, ancora il carbone. Negli Usa, l'effetto Trump è stato quello di accelerare, nonostante le intenzioni, la chiusura delle centrali a carbone – nel 2018 se ne chiuderanno per 14,3 Gw, il doppio dei 7 Gw del 2017 – a dimostrazione che è una tendenza ormai inarrestabile. In Europa il carbone è in declino, ma è proprio la Polonia, che ha la presidenza della Cop, che cerca di convincere l'Unione eropea a 'sussidiare' il combustibile più nocivo per il clima, la salute e l'ambiente".

E' quanto dichiara la responsabile Clima Energia del Wwf Italia, Mariagrazia Midulla, aggiungendo che "domani il trilogo Ue deciderà se assegnare persino alle centrali più inquinanti, quelle a carbone, i meccanismi di capacità, vale a dire una remunerazione dovuta al solo fatto di poter produrre energia, come chiede la Polonia. Ci auguriamo che l'Italia faccia sentire la propria voce e blocchi tale sussidio sporchissimo, questo sì degno di una mobilitazione contraria dei consumatori".

Al presidente polacco Andrzej Duda che nel corso di una conferenza stampa presso la Cop aveva affermato che la Polonia non può rinunciare al carbone risponde Marta Anczewska, responsabile delle politiche climatiche ed energetiche del Wwf-Polonia: "La scienza ci dice che dobbiamo raggiungere zero emissioni nette prima del 2050 se vogliamo raggiungere gli obiettivi di Parigi ed evitare le conseguenze peggiori del cambiamento climatico. La posizione del presidente Duda è in netto contrasto con l'ambizione richiesta in questo round di negoziati sul clima. Il carbone non ha posto nei futuri sistemi energetici per limitare il riscaldamento a 1,5 gradi. La Polonia può e deve invece accelerare una transizione giusta verso un'economia a zero emissioni". 

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