Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club
<p>La Cop 21 di Parigi sembra essere attesa con maggiore ottimismo rispetto ad altre conferenze sul clima precedenti, grazie anche al cambio di marcia di Cina e Stati Uniti, che ha consentito di trarre un bilancio positivo del vertice di Lima. Quanto è concreto il pericolo che il recente crollo del prezzo del petrolio pesi sugli investimenti in efficienza, che rischiano oggi di essere percepiti come meno urgenti dal punto di vista economico?
Il crollo del prezzo del petrolio non altera granché il quadro, anzi, semmai ha consentito di portare nel dibattito l’ipotesi di una carbon tax, grazie anche all’autorevole indicazione della Banca Mondiale, uno strumento che sarebbe fiscalmente neutro e alcuni paesi emergenti hanno già introdotto. Per quanto riguarda gli effetti pratici, le rinnovabili elettriche non competono con il petrolio, bensì con il carbone e il gas, quindi non credo ci saranno contraccolpi, come dimostra del resto l’andamento degli investimenti nel settore a fine 2014 e nei primi mesi del 2015
Quale è il suo giudizio sul piano climatico varato dalla Commissione Europea? Mi sembra che resti centrale la questione dell’Emission Trading System, che si è rivelato uno dei maggiori punti deboli della politica energetica e ambientale europea. Le proposte di riforma (come la creazione di una riserva per stabilizzare il mercato) vanno nella direzione giusta?
Mi pare che la nuova Commissione sia meno incisiva della precedente, rispetto al ruolo assunto dall’Europa negli ultimi anni in campo di politiche climatiche. Gli obiettivi sulle rinnovabili e, soprattutto, sull’efficienza sono molto deboli. Mi sembra che gli Stati Uniti di Obama siano il Paese che in questo momento sta trainando di più nella battaglia per Parigi. Per quanto riguarda, nello specifico, l’Emission Trading System, tale strumento si è dimostrato inefficace per diversi motivi. I singoli paesi hanno cercato di non darsi obiettivi troppo ambiziosi e la crisi economica ha poi fatto crollare i prezzi. Nei prossimi anni si potranno approntare degli aggiustamenti ma, a mio parere, andrebbero seriamente prese in considerazione altre soluzioni, come appunto la ‘carbon tax’, che avrebbe il vantaggio di essere molto lineare e semplice da applicare. Il punto è che intorno all’Ets ci sono degli interessi, si tratta di una macchina ormai a regime e smontarla non sarà semplice, a meno di una mossa a sorpresa del prossimo presidente degli Stati Uniti che, qualora lanciasse l’ipotesi di una carbon tax, costringerebbe l’Europa a riflettere.
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