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I cantieri dell’economia circolare. Al via oggi la IX edizione dell’EcoForum organizzato da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club

Presentati i dati del sondaggio Ipsos “L’Italia e l’economia circolare” e dello studio sulla raccolta differenziata realizzato dall’associazione ambientalista.

5 luglio 2022

Innovativi sistemi di raccolta differenziata, rete impiantistica di riciclo e progetti faro. Sono questi per Legambiente, Kyoto Club e Editoriale Nuova Ecologia, i tre i pilastri su cui dovranno lavorare i primi cantieri italiani dell’economia circolare dopo la chiusura dei bandi e degli avvisi pubblici sul PNRR da parte del Ministero della Transizione Ecologica. Solo in questo modo si potrà far decollare davvero l’economia circolare in Italia costruendo innovazione, sviluppo e sostenibilità e allo stesso tempo raggiungendo i target europei e archiviando la stagione degli impianti di smaltimento. Una sfida importante che il nostro Paese non può e non deve assolutamente perdere e che Legambiente, Kyoto Club e La Nuova Ecologia hanno rilanciato oggi in occasione nella due giorni della IX edizione dell’Ecoforum, la Conferenza nazionale dell’economia circolare, organizzata il 5 e il 6 luglio a Roma a Palazzo Falletti, in collaborazione con CONAI e CONOU e con il patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica e della Regione Lazio. Obiettivo della due giorni, accendere i riflettori sul grande tema dei cantieri aprendo un dibattito e un confronto con il mondo istituzionale e politico, con esperti e realtà del settore e associazioni sul presente e sul futuro dell’economia circolare, che in Italia ha trovato un terreno fertile come dimostrano le tante esperienze virtuose di green economy di diversi comuni ricicloni, consorzi pubblici e aziende private. 

L’economia circolare, inoltre, piace e convince sempre più cittadini, informati, attenti al tema e consapevoli dei benefici ad essa connessi a partire dall’occupazione. A parlar chiaro sono i dati del nuovo sondaggio Ipsos dal titolo “L’Italia e l’economia circolare” a cura di CONOU, Legambiente, Editoriale Nuova Ecologia presentato oggi all’Ecoforum. In un contesto dominato da incertezze economiche, sanitarie e geopolitiche, quasi il 70% dei cittadini intervistati ritiene che lo sviluppo dell’economia circolare e l’energia da fonti rinnovabili possono contrastare l’aumento delle bollette. Positivo anche il giudizio sui green jobs, i lavori collegati alla sostenibilità, per il 48% degli intervistati aumenteranno in futuro.  I cittadini hanno poi le idee chiare anche su dove dovrebbero concentrarsi gli investimenti per aumentare la circolarità: i conoscitori (il 41%) mettono nelle prime 5 posizioni alcune azioni particolarmente drastiche come la chiusura di impianti a rischio e delle aziende inquinanti. E sulla pandemia, il 71% delle persone concorda sul fatto che la ripresa post- pandemia è un momento unico per costruire società più resistenti agli shock futuri. In sintesi, la crisi pandemica ha insegnato che cambiare si può, specie se la società civile diventa più attenta, se la burocrazia aiuta e se ci sono risorse adeguate. Il sondaggio è stato presentato da Luca Biamonte, direttore relazioni esterne e comunicazione Editoriale Nuova Ecologia e da Andrea Alemanno responsabile ricerche e sostenibilità Ipsos e ha visto anche la partecipazione di Domenico De Masi Sociologo e Professore di Sociologia del lavoro.

“L’economia circolare – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è un settore cruciale per il Paese, in grado di creare investimenti, occupazione, economia sul territorio, e generare importanti benefici all’ambiente. Per questo è fondamentale che l’Italia acceleri il passo in questa direzione iniziando da quelle opere che servono per farla decollare. Il primo cantiere da avviare riguarda quello della rete impiantistica su cui oggi si registra una forte disparità tra il nord, dove è concentrata la maggioranza degli impianti, e il centro sud dove sono carenti. Per avvicinarsi all’obiettivo rifiuti zero a smaltimento servono mille nuove impianti di riciclo per rendere autosufficiente ogni provincia italiana, coinvolgendo nella fase autorizzativa i cittadini, le attività produttive e le istituzioni locali attraverso una fase di dibattito pubblico. E poi bisogna lavorare al meglio sull’ottimizzazione dei sistemi di raccolta, sui progetti faro che servono al Paese, semplificando gli iter autorizzativi, e sull’innalzamento qualitativo dei controlli ambientali pubblici in tutto il Paese”.

“È un Paese strano il nostro: con imprese eccellenti nell’economia circolare e scelte politiche in quel campo non all’altezza della sfida. Ad esempio abbiamo il sistema di raccolta della frazione organica dei rifiuti più avanzato e facciamo invece ancora fatica a superare il Nimby e il Nimto che ostacola realizzazione dei biodigestori indispensabili per trattarlo e produrre biometano e compost. Potremmo e dovremmo emanare i decreti end of waste che consentirebbero il riutilizzo della materia e invece troppo spesso gli amministratori locali pensano di imboccare scorciatoie negative e ricorrere all’incenerimento sprecando risorse. Occorre cambiare marcia e sostenere davvero quella parte del mondo imprenditoriale, pubblico e privato, in grado di cogliere appieno la sfida dell’innovazione”, ha spiegato Francesco Ferrante Vicepresidente Kyoto Club

“L’economia circolare come soluzione ai problemi economici e climatici è una delle risposte più efficaci, vieppiù nel contesto attuale caratterizzato da crisi e incertezze”, ha commentato Riccardo Piunti, Presidente del CONOU, Consorzio Nazionale degli Oli Usati. “Abbiamo bisogno di sostenere – favorendo la realizzazione di nuovi impianti di trattamento, l’innovazione tecnologica nei processi così come la semplificazione autorizzativa – tutte le iniziative che, ispirate alla circolarità, con la valorizzazione e il recupero dei rifiuti, possano contribuire al risparmio di risorse da un lato e alla salvaguardia dell’ambiente dall’altro. La realtà dei Consorzi di filiera, a partire dal CONOU, dimostra ampiamente che la conversione al modello circolare non solo è possibile, ma è in grado di apportare benefici durevoli a vantaggio di tutti. Più rifiuti rigenereremo, meno rifiuti saranno dispersi nell’ambiente e meno CO2 produrremo. La posta in gioco è il nostro futuro e potremo farla nostra solo con il sostegno della cooperazione tra istituzioni, imprese e cittadini”.

Focus sulla qualità della raccolta differenziata: la prima giornata dell’Ecoforum è stata anche l’occasione per presentare l’avvio di uno studio di Legambiente incentrato sulla qualità della raccolta differenziata con particolare attenzione ad alcune filiere, a partire da quella della raccolta dall’organico. Obiettivo dello studio mettere in evidenza criticità ed eccellenze nella modalità di gestione e raccolta dei rifiuti urbani, primo passo per garantire la qualità dei materiali che arrivano agli impianti. Caso studio di due realtà d’eccellenza come quella di Umbria e Marche. 

Nonostante le percentuali della raccolta differenziata delle due Regioni siano su buoni livelli e con trend in crescita da diversi anni, nell’organico raccolto ancora ci sono percentuali significative di materiali non compostabili (MNC) che ne rovinano la qualità e che sono un problema per chi gestisce gli impianti. Grazie alle analisi merceologiche condotte da Arpa Umbria, tra le poche a rendere fruibile il dato in maniera completa, si vince come solo nel 46% delle analisi condotte dall’Arpa Umbria i MNC siano inferiori al 5% dell’organico raccolto; 36% delle analisi ha mostrato una contaminazione da MNC compresa tra il 5% e il 10% mentre il 18% del campione ha determinato una percentuale di MNC maggiore del 10%. Dove la modalità della raccolta avviene con il Porta a Porta (PAP) le impurità sono mediamente inferiori al 5% con percentuali che tendono a raddoppiare quando le modalità della raccolta sono miste (PAP e stradale) o solo stradali (rispettivamente 8,7% e 9,9%). La plastica è la frazione più presente tra le impurità dell’organico. Nelle Marche, laddove la modalità di raccolta dell’organico è prevalentemente stradale, gli scarti agli impianti arrivano fino al 28% del totale gestito.

Anche tra i rifiuti ‘’indifferenziati’’, grazie ai dati pubblicati da Arpa Marche, ci sono percentuali significative di materiali che possono essere intercettati prima e differenziati correttamente: tra il 14% e il 33% di materiale organico, tra l’8% e il 26% di imballaggi in plastica, tra il 7% e il 18% di carta e cartone. Se consideriamo anche tessili (tra 2% e 16%), pannolini (tra 5% e 29%), i sottovagli (tra 4% e 11%) e la plastica rigida (tra 1% e 5%) si intuisce come debba ancora migliorare la modalità di gestione e raccolta delle filiere in una regione, comunque, avanti sotto questo punto di vista, per sottrarre materiali che in questa maniera vanno a finire in discarica o a incenerimento, restituendole invece agli impianti che ne permetterebbero correttamente il riciclo.

Cosa manca ancora? La quantità del riciclo dipende dalla qualità della raccolta differenziata e se vorremo essere allineati con gli obiettivi indicati dall’Europa occorrerà implementare una più corretta ed efficiente gestione dei rifiuti. In questo senso la trasparenza e fruibilità sulle analisi merceologiche sarà fondamentale per quantificare gli sforzi fatti e i risultati ottenuti ed infine occorre iniziare a ragionare in termini di residuo ‘’indifferenziabile’’ e non più solo di “indifferenziato” per ridurre sempre di più il conferimento in discarica o all’inceneritore dei materiali oggettivamente al momento non riciclabili.

L’Ecoforum proseguirà domani 6 luglio con le due sessioni della mattina “Dai processi di filiera ai progetti faro” e “La finanza a supporto dell’economia circolare”. Le due sessioni si potranno seguire anche in diretta streaming su https://eco-forum.it e su https://lanuovaecologia.it 

Qui il programma completo: https://eco-forum.it/programma-ecoforum-2022/


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