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Le imprese europee delle rinnovabili e dell’efficienza chiedono al governo italiano di essere protagonista in europa e non schierarsi con la retroguardia

Resa nota oggi una lettera con la quale quattordici, tra imprese e associazioni europee, chiedono al Governo italiano di sostenere una robusta governance europea per l’energia al 2030.

11 novembre 2015 Fonte: Kyoto Club

<p>Resa nota oggi una lettera (vedi allegato pdf) con la quale 14, tra imprese e associazioni europee, chiedono al Governo italiano di sostenere una robusta governance europea per l'energia al 2030. Si terrà oggi infatti l’incontro degli Ambasciatori dei 28 Stati Membri in preparazione di quello dei Ministri dell'Energia che si incontreranno il 26 novembre per concordare un testo che contribuirà a definire le fondamenta dell'Unione per l'Energia.

EUASE (European Alliance to Save Energy), 1E, Kingspan, Knauf Insulation, Opower, Philips, Schneider Electric, Siemens, E3G, European Climate Foundation con le italiane Kyoto Club, Assorinnovabil, Anev e Coordinamento FREE (Fonti Rinnovabili ed Efficienza Ebergetica), nella lettera ricordano innanzitutto che già oggi sono 372.000 le aziende italiane (ossia il 24,5% del totale) che dal 2008 hanno investito in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2; e che la green economy è un paradigma produttivo sempre più forte e diffuso nel Paese. Solo quest’anno, incoraggiate dai primi segnali della ripresa, 120mila imprese hanno investito green, o intendono farlo entro dicembre, il 36% in più rispetto al 2014.

"Tuttavia, questa transizione non è ancora irreversibile – prosegue la lettera - e ha bisogno di un quadro normativo molto chiaro a livello europeo e italiano. Servono strumenti legislativi che facilitino ed eliminino le barriere attualmente presenti per lanciare gli investimenti nell’efficienza energetica.
"In questo senso, esprimiamo una grande preoccupazione per le notizie che arrivano da Roma secondo le quali la posizione che il Governo esprimerà a livello europeo il 26 novembre al Consiglio Energia sarà di contrarietà ad una governance 2030 trasparente, vincolante e definita secondo l’usuale processo legislativo di co-decisione. Pare infatti che la preferenza sia per la proposta condivisa dalla parte più arretrata dell’Europa che non vuole alcun vincolo europeo e nazionale".

Le imprese firmatarie sottolineano che "tale posizione del Governo italiano, se fosse confermata, contrasterebbe con la necessità di rafforzare la competitività dell’industria europea e del sistema Italia, garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e ridurre le importazioni energetiche, stimolare gli investimenti delle nostre aziende e del crescente comparto che opera nel settore dell’efficienza energetica, incentivare l’innovazione."

"L’Italia – continua la lettera - non è un paese che può competere sulla base del basso costo di gas e petrolio; deve puntare su quei settori industriali che hanno ora i più alti potenziali di crescita e creazione di posti di lavoro non delocalizzabili. Contrariamente a quanto sembra sosterrà il Governo italiano in sede europea, politiche climatiche ed energetiche non sono assolutamente in contraddizione con il rilancio dell’economia, la creazione di posti di lavoro e la competitività delle imprese italiane. "
"E’ per questa ragione – concludono i firmatari - che a targets anche più ambiziosi di quelli attualmente previsti corrispondano forme di governance robusta e vincolante."

Sul tema degli obiettivi al 2030 il 18 novembre 2015 (ore10) a Roma, Kyoto Club e Confindustria organizzano il convegno Le opportunità per le imprese italiane legate agli impegni sul clima al 2030.

In allegato (pdf) la lettera.


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Lettera (pdf)


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