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Perché il Kyoto Club aderisce all’iniziativa “In marcia per il clima” del 7 giugno

Il Direttore scientifico Gianni Silvestrini spiega le diverse motivazioni che spingono la nostra associazione a condividere le scelte e le ragioni di questa iniziativa.

6 giugno 2008 Fonte: Kyoto Club

Anche il Kyoto Club aderisce alla manifestazione “In marcia per clima” che si svolgerà domani a Milano. Il Direttore scientifico Gianni Silvestrini ha spiegato le diverse motivazioni che spingono la nostra associazione a condividere le scelte e le ragioni di questa iniziativa.
Su questi temi le motivazioni sono sempre a carattere sia nazionale che globale. Su quest’ultimo aspetto Silvestrini nota che “siamo in una fase delicata delle trattative del post-Kyoto che dovrebbero portare a una svolta positiva con la prossima presidenza americana, considerando che entrambi i candidati in lizza hanno posizioni sul riscaldamento globale opposte a quelle di Bush”. “Preoccupano in questo senso – dice - gli atteggiamenti dilatori che periodicamente affiorano”.||La sfida dei cambiamenti climatici può rappresentare una straordinaria opportunità di innovazione economica e industriale. Il direttore scientifico del Kyoto Club ricorda ad esempio l’esperienza tedesca dove, dice, “nel 2007 le rinnovabili hanno visto un giro d’affari di 24,6 miliardi €, con esportazioni che nel solo settore fotovoltaico hanno raggiunto 2,1 miliardi €”.
“Più in generale – aggiunge - va sottolineato lo straordinario dato dell’incremento della potenza elettrica da fonti rinnovabili dal 2000 al 2007 in Europa che è stato del 16% più elevato della variazione netta di potenza delle centrali termoelettriche a gas, a carbone, a olio combustibile e nucleari!” ||Ma anche nel nostro Paese negli ultimi 2-3 anni si è assistito ad un risveglio di iniziative che potrebbero portare ad investimenti di qualche miliardo di euro nel medio periodo. A tal proposito Gianni Silvestrini afferma: “il Kyoto Club ritiene che il mondo delle imprese e il Governo non debbano quindi avere un atteggiamento difensivo (come è successo in passato) nei confronti degli impegni europei al 2020, chiedendone addirittura una revisione”. “Al contrario – conclude - va sottolineata l’importanza di cogliere l’occasione per inserirsi nella rivoluzione energetica che è già iniziata...e, come paese, dobbiamo farlo prima che sia troppo tardi.


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