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Il Kyoto Club alla Camera

Il Kyoto Club è stato ascoltato dalla Commissione Ambiente della Camera circa le problematiche di riduzione delle emissioni di gas serra in Italia

17 dicembre 2007 Fonte: Kyoto Club

Il Kyoto Club è stato ascoltato in un’audizione alla Commissione Ambiente della Camera lo scorso 27 febbraio. Il Presidente, Massimo Orlandi, e il Direttore operativo, Mario Gamberale, hanno esposto le posizioni dell’associazione in merito alle problematiche di riduzione delle emissioni di gas serra per il nostro paese.||Gamberale ha ricordato che “anche se i comparti energivori coperti dalla Direttiva sull’Emissions Trading (termoelettrico, cementifici, acciaierie, carta, ceramiche, vetro) hanno avuto assegnate nella proposta finale del Piano Nazionale di Allocazione 2008-12 (PNA 2) emissioni del 6% inferiori rispetto ai livelli stabiliti dal precedente governo per il periodo 2005-7 (del 10% considerando le emissioni reali registrate nel 2005, pari a 232 Mt CO2), questo è pur sempre un compromesso rispetto ai tagli che sarebbero stati necessari per garantire il contributo di questi comparti rispetto all’obiettivo finale”.
Il Kyoto Club giudica comunque positivamente l’assegnazione dietro pagamento di una quota annua pari a 12 Mt di CO2 che consentirà di creare un fondo per ulteriori interventi di riduzione.
Tuttavia qualunque sarà il tetto finale, le nostre industrie dovranno sicuramente acquisire crediti di CO2 all’estero, un aspetto – dice il Kyoto Club - che è indice della debolezza dell’Italia in questo crescente mercato.
Per il Kyoto Club un’attenta riflessione va fatta inoltre per l’utilizzo del carbone nella produzione di energia elettrica: “un aumento limitato può essere compreso per la necessità strategica di ridurre i rischi di una domanda troppo esposta sul fronte del gas, ma far crescere ulteriormente la dipendenza da questo combustibile è del tutto illogico se pensiamo alla necessità di futuri drastici tagli delle emissioni”.||In linea generale il Kyoto Club chiede al governo e a tutti i ministeri che per ogni elaborazione di norme e per ogni allocazione di risorse si tenga sempre conto dell’impatto sulle emissioni.
“Infatti – hanno detto gli esponenti del Kyoto Club - il giudizio sull’azione del Governo in questo campo dipenderà dall’andamento delle emissioni: se queste non si ridurranno vorrà dire che le politiche messe in atto saranno state insufficienti e il centrosinistra avrà fallito su uno dei temi più rilevanti della nostra epoca”.
Secondo il Kyoto Club sarà importante il ruolo delle Regioni in un’ottica di redistribuzione degli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni”; pertanto, ha aggiunto l’associazione “le Regioni dovranno essere responsabilizzate anche attraverso la determinazione di premi economici per chi raggiunge risultati significativi e penalizzazioni per chi non vi riesce”.||Per quanto riguarda i settori non coperti dalla direttiva ET, se da una parte sono giudicate positivamente le scelte del governo sul comparto civile, considerato come un’area prioritaria di intervento per ottenere risultati significativi di riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di anidride carbonica, molto negativa è invece la tendenza che ha assunto il settore dei trasporti rispetto alle emissioni climalteranti che sono aumentate di oltre un quarto dal 1990.
E’ un trend riscontrabile anche a livello mondiale e alcune risposte non possono che essere sovranazionali. Tuttavia – ha evidenziato l’associazione - in Italia molte sono state le ambiguità e le oscillazioni sulla tassazione dei Suv che non hanno certo chiarito la linea di azione del Governo in questo ambito.
Secondo il Kyoto Club la priorità continua ad essere rappresentata dalla mobilità urbana che resta l’area con maggiori sprechi (quindi con più alte opportunità di intervento) e con un gravi impatti sulla salute.


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