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11 settembre 2020

Come il Covid cambia gli scenari mondiali dell’energia e della mobilità

La crisi pandemica ha toccato interessi, equilibri internazionali e stili di vita. Quali conseguenze sui settori energetici e della mobilità? Prevarrà l'inerzia del passato o vedremo cambiamenti concreti delle politiche? Un articolo di Gianni Silvestrini,Direttore scientifico di Kyoto Club e QualEnergia, su Micromega.

Ya no podemos volver a la normalidad, porque la ‘normalidad’ era el problema”.

Lo slogan cileno del 2019, nel pieno della rivolta contro il governo conservatore, descrive lucidamente il sentimento di chi ha partecipato alle rivolte sulla giustizia razziale negli Usa ed è anche appropriato rispetto all’uscita dall’emergenza Covid, tema su cui ci concentreremo.

In effetti, interessi, dinamiche, equilibri internazionali, gli stessi stili di vita sono stati toccati dalla pandemia.

Le modalità con cui la supereremo sono un percorso ancora tutto da scrivere, ma che vede certamente lo scontro tra due tendenze che si vanno consolidando.

La prima punta a sfruttare la crisi sociale ed economica per rinserrare le fila in difesa delle scelte del passato e di interessi messi in discussione, cercando di bloccare le novità.

Pensiamo al mondo dei fossili rispetto alla crescita delle rinnovabili o a segmenti di retroguardia dell’industria dell’auto preoccupati dall’avvento della mobilità elettrica…

C’è però anche una potente spinta al cambiamento, di coloro che intendono uscire dalla crisi accelerando le trasformazioni tecnologiche, economiche e sociali. Tra i nuovi trend, va considerata anche la spinta al rimpatrio di alcune industrie, in particolare dalla Cina accelerata dalle fragilità evidenziate dal Covid. Una politica sostenuta dalla UE e da diversi governi, come quello giapponese che vi ha destinato 2 miliardi $ o quello degli Usa che stanno studiando un pacchetto di 25 miliardi.

Ma passata l’emergenza Covid, torna ad imporsi quella climatica, con la necessità di una decisa trasformazione dell’economia, dei modelli industriali e agricoli, degli stessi stili di vita.

Ne sono convinte le Nazioni Unite il cui segretario generale, António Guterres, ha raccomandato di utilizzare i soldi dei contribuenti per creare posti di lavoro “verdi” e non per salvare industrie obsolete e inquinanti.

Un potente segnale in questa direzione viene dal piano di rilancio post Covid da 750 miliardi di euro proposto dalla Commissione europea, Next Generation EU, incardinato sulle priorità green, digitali e della resilienza.

Bisognerà vedere quale sarà l’esito finale del confronto con i vari Governi su questa proposta, ma è chiara la sua potenza di fuoco e il suo indirizzo coerente con il Green Deal europeo.

Decolleranno nuovi settori, molti dovranno trasformarsi e altri scompariranno.

Si tratta di una straordinaria occasione per offrire alla nostra industria la spinta ad investire in modo green, per ripensare le città e per garantire ai giovani, che a milioni hanno manifestato nel mondo contro l’emergenza climatica, effettive occasioni lavorative in un’Europa ambientalmente e socialmente più sostenibile.

Anche alcuni Governi hanno già dato segnali in questa direzione.

Macron ha lanciato un programma per accelerare la svolta verso le auto elettriche, con l’obbiettivo della produzione in Francia di 1 milione di veicoli nel 2025.

E, se in Italia dobbiamo constatare l’incapacità di condizionare FCA, va sottolineata l’introduzione del Superbonus 110% che garantirà nuova occupazione nel comparto delle costruzioni che ha visto la perdita nell’ultimo decennio di oltre mezzo milione di posti.

Le risorse di Next Generation EU destinate all’Italia potrebbero dare continuità nel tempo a questo strumento, migliorato dal punto di vista ambientale, e consentire tra l’altro di riqualificare le periferie.

Il mondo dell’energia colpito dal virus

Lo shock energetico è stato molto violento e obbligherà ad un ripensamento delle strategie delle multinazionali del mondo fossile.

Anche se qualche governo si è impegnato nella difesa di questi combustibili, un numero ben maggiore punta sulle rinnovabili.

Un altro elemento destinato ad influire nella domanda di energia riguarda alcune trasformazioni profonde, come il “reshoring” di industrie dall’Asia o l’emergere di diverse modalità di lavoro.

Infine, il mondo fossile potrebbe venire ulteriormente penalizzato se, come viene richiesto da più parti, si ampliasse il numero dei settori e dei paesi che adotteranno una carbon tax.

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