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23 marzo 2020 (Il Manifesto)

Le trappole del clima

Il libro di Gianni Silvestrini e G.B. Zorzoli è una lettura dettagliata e puntuale per orientarsi nella crisi globale senza perdere la speranza di evitare la catastrofe. Un articolo di Giuseppe Onufrio, Direttore di Greenpeace Italia su Il Manifesto.

In queste giornate in cui è bene restare a casa, una lettura da consigliare è il nuovo libro di Gianni Silvestrini e G.B. Zorzoli, Le trappole del clima. E come evitarle (ED. Ambiente pagg. 200) da oggi in libreria. Questa ampia, documentatissima e aggiornatissima mappa della questione climatica in 11 capitoli, affronta le diverse tendenze e sviluppi del dibattito sulle politiche del clima e insiste su alcune «trappole» che rappresentano rischi, alcuni cruciali, per la civiltà umana.


La prima di queste trappole, e per certi versi la più importante, è la trappola «cognitiva»: la percezione della gravità del problema è totalmente inadeguata a motivare le azioni necessarie a combattere il fenomeno. Citando un editoriale dell’Economist che affermava come per le sue caratteristiche, il riscaldamento globale sia «un problema diabolico per l’umanita, urgente ma affrontato con il rallentatore, immediato ma distante, reale ma nello stesso tempo astratto».
In questo senso siamo all’opposto dell’emergenza Covid-19, per il quale l’adeguamento tra misure necessarie e la percezione pubblica dei rischi nel giro di poche settimane ha avuto un effetto che speriamo utile. Per la crisi climatica, invece, non è così e questo tema è già emerso nel dibattito da alcuni anni. Secondo il filosofo Timothy Morton, i cambiamenti climatici sono infatti un «iper-oggetto» per la sua entità vasta sia sul piano dello spazio che del tempo. E, va aggiunto, l’entità «biblica» delle conseguenze catastrofiche della crisi climatica può indurre i singoli a comportamenti oscillanti dal rifiuto cognitivo e la rimozione del messaggio a una rassegnazione che impedirebbe ogni azione.

Silvestrini e Zorzoli indicano in «messaggi tranquillizzanti» come vie di fuga dalla trappola: dunque l’indicazione di azioni positive e obiettivi di sviluppo – come il Green Deal – possono aiutare a evitare un’empasse che potrebbe essere esiziale, pur con tutte le contraddizioni. Per altri versi, è la stessa conclusione di Paul Krugman che, commentando i devastanti incendi australiani (Il rogo della ragione, la Repubblica 14 gennaio 2020), osserva come da parte delle élite conservatrici repubblicane statunitensi, diversamente dal grande pubblico, la posizione anti-climatica è motivata essenzialmente dalla protezione degli interessi economici di riferimento. E che dunque solo proponendo piani che abbiano benefici economici e industriali come il Green Deal sia possibile, forse, sbloccare la situazione.

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