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22 maggio 2020

Novamont, #GreenHeroes tenaci e geniali

Continua la saga degli "eroi verdi” premiati dall’attore Alessandro Gassmann, in collaborazione con Kyoto Club e La Stampa Tuttogreen. Sono i protagonisti di una nuova economia che rifiuta lo spreco, che è amica dell’ambiente, e che produce innovazione, reddito e posti di lavoro.

Quando un adulto imbusta la spesa non si domanda mai che fine abbia fatto l’orologio di Topolino che aveva da ragazzino. Certo, sarebbe strano se lo facesse eppure, se oggi può usare i sacchetti fabbricati in Mater-bi, e non solo quelli, deve dire grazie a Novamont, la stessa società che inventò quel gadget, il primo orologio biodegradabile della storia.

Fu Raul Gardini, amministratore delegato del gruppo Ferruzzi, il primo a intuire che tra la chimica e l’agricoltura ci fosse una distanza da colmare. Nel 1989, quando le biotecnologie praticamente non esistevano, aprì Fertec, un piccolo laboratorio di ricerca dove capire se fosse possibile sfruttare le biomasse prodotte dagli stabilimenti di Eridania per produrre qualcosa che mettesse d'accordo guadagni e rispetto per il pianeta.  

In quegli anni, un’idea del genere non convinceva gli altri imprenditori, e forse in generale gli adulti. Parlava di un futuro troppo lontano e per questo, il primo oggetto dimostrativo prodotto da Fertec fu pensato per i bambini e realizzato con mais, amido e polimeri naturali: l’orologio di Topolino, appunto, allegato al giornalino. Quello che i nati negli anni ‘80 ancora ricordano non era solo un gadget, ma il frutto del geniale brevetto appena registrato del Mater-bi: la prima bioplastica italiana, sviluppata da Catia Bastioli, attuale amministratore delegato di Novamont (e non a caso anche presidentessa del Kyoto Club, l’associazione con cui abbiamo pensato questa iniziativa), allora scienziata e ricercatrice. Un nuovo materiale in grado di creare fatturato, di ridurre i rifiuti organici, e arricchire il terreno.

Nel 1990 il laboratorio Fertec venne trasformato in Novamont e, rigenerando un vecchio sito chimico, inaugurò il suo primo impianto a Terni con la chiara intenzione di dar vita alla nuova era della chimica italiana.

Un anno dopo però la tempesta che si abbattè sul gruppo Ferruzzi cambiò quella prospettiva. L’intero gruppo industriale venne smembrato, i rami societari più importanti acquisiti da altre società e Novamont, non ancora pronta ad affrontare la rivoluzione che stava preparando, rimase sola. Non furono anni facili e si dovette attendere il 1996, quando la Banca Commerciale Italiana, insieme ad altri investitori, decise di puntare su quella piccola realtà, ingrandire il sito di Terni e far partire una importante produzione di bioplastica.

Senza mai smettere di ricercare soluzioni chimiche che avessero come origine la natura e come mezzo la tecnologia, nel corso degli anni Novamont registrò oltre 1000 brevetti internazionali e tra questi i biolubrificanti Matrol-bi, i biopoliesteri Origo-bi, bioerbicidi, prodotti di biochimica e, addirittura, ingredienti biodegradabili per cosmetici.

Oggi, con oltre 200 milioni di euro di fatturato annuo, 600 dipendenti, un indotto di oltre 4000 addetti, 400 percorsi formativi e 6 stabilimenti in tutta Italia - tutti creati su vecchi siti industriali per evitare di consumare suolo vergine - Novamont è il leader europeo delle bioplastiche. 

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