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27 gennaio 2020

Allarme suolo: nasce la Fondazione Re Soil

A presentarla, in una conferenza stampa a Roma, la CEO di Novamont, e Presidente di Kyoto Club e Terna, Catia Bastioli. Obiettivo: promuovere attività nei settori della ricerca scientifica, del trasferimento tecnologico, della formazione e divulgazione, e della creazione di consapevolezza, per conservare la salute del suolo, promuovere il recupero di sostanza organica per sostenere la qualità della vita e la decarbonizzazione del nostro sistema.

Salvaguardare il suolo è un tema centrale per mitigare la crisi climatica: i terreni fertili del Pianeta potrebbero assorbire ogni anno 0,7 miliardi di tonnellate di carbonio, l’equivalente di tutte le emissioni prodotte dalla combustione dei fossili nell’intera Unione Europea. Ma spesso le politiche nazionali, europee e internazionali hanno trascurato la tematica della terra e i risultati sono estremamente allarmanti con un terzo dei suoli mondiali degradato, mentre i terreni produttivi si riducono di 1.000 chilometri quadrati ogni anno solo a causa dell’impermeabilizzazione provocata da costruzioni e strade. 

Per dare impulso a un reale cambiamento, a partire dalla salute del suolo e dal concetto chiave di rigenerazione territoriale, nasce la Fondazione Re Soil: a presentarla oggi in una conferenza stampa, Catia Bastioli, AD Novamont e membro della Mission Board sul suolo della Ue; il Rettore del Politecnico di Torino Guido Saracco; Francesco Ubertini, Rettore Alma Mater Studiorum Università di Bologna.

“Per contrastare la crisi climatica e ambientale occorre il riconoscimento dell’ecosistema terra: oggi il suolo è un oggetto legale non identificato”, spiega Catia Bastioli. “Serve una direttiva europea che lo protegga: gli incentivi devono andare non solo a ridurre l’emissione di carbonio in atmosfera, ma anche per riportare il carbonio nel suolo. Protagonisti di questa svolta dovrebbero essere gli agricoltori, che andrebbero remunerati non solo per la loro attività di produzione di beni alimentari ma anche per quella di custodi della terra, per il loro contributo nel riportare carbonio e quindi fertilità nei terreni”.

“Il nostro primo obiettivo è dare il via a una rivoluzione produttiva che veda al primo posto la creazione di una strategia di bioeconomia sostenibile, basata sui territori”, continua l’AD di Novamont. “In primo luogo utilizzando i rifiuti organici come compost per ridare fertilità ai terreni. In Europa su un totale di 96 milioni di tonnellate di rifiuto organico soltanto il 33% viene riciclato mentre il 66% finisce ancora in discarica. L'Italia sta un po' meglio, con un riciclo intorno al 50%, ma resta ancora moltissimo da fare. In questo senso un obiettivo prioritario deve essere quello di evitare accumulo nei suoli mediante l’utilizzo di prodotti in grado di biodegradare in diversi ambienti (compostaggio industriale, compostaggio domestico, nel suolo, nei sistemi di depurazione delle acque), in particolare per quelle applicazioni in cui esiste il rischio di rilascio accidentale e accumulo di residui”.

Scarica il comunicato stampa (pdf)

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