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6 settembre 2019

Il fuoco, l’acqua e l’Italia. E i #GreenHeroes

Dopo la pausa estiva riprende l’appuntamento del venerdì con l’attore Alessandro Gassmann e i suoi #GreenHeroes, i protagonisti dell’economia del futuro. Ma intanto, l’estate alle spalle è tutt’altro che rassicurante.

È settembre, In Italia si continua a parlare di politica interna e gli investitori, ma anche i cittadini, stanno provando a interpretare quello che accade nel nostro paese per capire come dovranno comportarsi nel prossimo futuro. Come biasimarli d’altra parte? Storicamente la politica nazionale è stata il principale responsabile – nel bene e nel male – della situazione economica di ognuno di noi. Eppure c’è da temere che, qualunque cosa accadrà, i tempi a venire saranno difficili, e questo non solo per colpa dell’irrequietezza della politica italiana. 
Dell’Italia sappiamo tanto di quanto accaduto. Dopo una primavera che non c’è stata, l’ultima stagione è stata un’estate calda e a tratti alluvionata, sia politicamente che meteorologicamente. Ma nel resto del mondo cosa è accaduto? Nel resto del mondo sono successi tre fatti che probabilmente cambieranno le vite di tutti noi. 

In Amazzonia, secondo il Servizio di monitoraggio atmosferico Copernicus (Cams) dell’ESA, gli incendi hanno prodotto 228 milioni di tonnellate di anidride carbonica. In Siberia e Alaska, in due mesi, i roghi hanno emesso nell’atmosfera 100 milioni di tonnellate di anidride carbonica, l’equivalente di quelle prodotte in un anno dal Belgio. In Groenlandia quasi il 60% del ghiaccio che copre l’isola più grande del mondo si è sciolto e riversato in mare.  Per la prima volta è toccato anche a quello che gli studiosi chiamano il “ghiaccio eterno”.  
E questi tre eventi sono al contempo la conseguenza e la causa di un altro grande passo verso il baratro. Già perché se in Amazzonia molti incendi sono di origine dolosa, nel circolo polare artico sembra siano dovuti all’aumentare della temperatura che ha reso la torba particolarmente infiammabile. A causa di un’ondata di calore che ha invaso il nord del mondo, in Siberia, è bruciata una miniera di carbone a cielo aperto grande quanto la val d’Aosta. Oltre agli incendi, questo inatteso caldo, ha fatto sì che il ghiaccio che ricopre la Groenlandia si sciogliesse e, riversandosi nell’oceano, indebolisse la corrente che regola del clima europeo: la corrente del Golfo.
Amazzonia, Siberia, Groenlandia. Gli orsi polari, le renne, gli uccelli tropicali e le popolazioni investite da queste tragedie forse hanno suscitato qualche minuto di indignazione, magari anche umana compassione ma, dopo un po', si è tornati a tifare per una o l‘altra parte politica. Invece avremmo dovuto tutti aver paura, perché l’immane quantità di anidrite carbonica immessa nell’atmosfera dai roghi, sommata a quella che gli alberi non assorbiranno più, e il riversarsi nell’Oceano Atlantico di così tanta acqua dolce cambierà radicalmente le stagioni a venire, probabilmente fin dalla prossima. Le alluvioni, le grandinate e gli uragani che già abbiamo iniziato a vedere, diventeranno molto più frequenti nel Mediterraneo e sconvolgeranno il nostro territorio, le nostre città, le aziende e tutto il ciclo produttivo. 
E quando questo accadrà ci morderemo le mani per aver creduto ai finti problemi raccontanti in campagna elettorale e non aver, come cittadini, reagito prima che fosse tardi.

Leggi l'articolo su La Stampa Tuttogreen.

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