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14 novembre 2019

Inquinamento atmosferico, Italia maglia nera in Europa per morti da polveri sottili

Lo sostiene uno studio appena pubblicato dalla rivista scientifica "The Lancet", secondo cui a rischiare di più sono soprattutto i bambini e i neonati.

Solo nel 2016, le morti dovute alle polveri sottili in Italia sono state 45.600. Sono i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista "The Lancet", dal titolo Countdown on Health and Climate Change e incentrato sull'impatto dei cambiamenti climatici sulla salute. Il report sostiene in sostanza che l'inquinamento e le emissioni di anidride carbonica abbiano non solo un impatto negativo sulla salute delle persone, ma che provochino vittime dirette. E il nostro Paese in questo è tristemente in prima fila, visto che, secondo i ricercatori, siamo al primo posto in Europa e all'undicesimo nel mondo per quanto riguarda i decessi da esposizione alle polveri sottili 2,5. Senza trascurare che il danno economico stimato è di oltre venti milioni di euro: il dato peggiore in Europa.

Marina Romanello, della University College di Londra e tra gli autori del report, ha spiegato all’Ansa che "la salute futura di un’intera generazione sia minacciata dai cambiamenti climatici, se non saranno raggiunti gli obiettivi dell'Accordo di Parigi, in primis limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali".

L'aumento delle temperature ha già causato molte vittime attraverso le ondate di calore che aumentano il rischio di ictus e problemi renali gravi nelle persone vulnerabili, tipicamente gli anziani.In Italia, sostiene il report, si sono contati 9,3 milioni di casi in più di over-65 esposti a temperature elevate nel 2017 rispetto al 2000. Il dato mondiale riportato su Lancet indica per il 2018 un record di 220 milioni di over-65 esposti a ondate di calore in più rispetto al 2000, con gli anziani che vivono in Europa e Mediterraneo orientale tra quelli più a rischio. Le ondate di calore estremo causano anche povertà, riducendo le ore di lavoro: si stimano in 45 miliardi le ore di lavoro perse in più nel 2018 rispetto al 2000 (1,7 milioni le ore perse in più in Italia, soprattutto nel settore agricolo).

I problemi climatici causano poi malnutrizione, perché minacciano i raccolti: solo in Italia il potenziale di raccolto si è ridotto per tutte le coltivazioni alimentari di base (dagli anni '60 quello del mais si è ridotto del 10,2%, quello del grano invernale del 5%, della soia del 7%, del riso del 5%). È dunque cruciale rispettare l'accordo di Parigi sul clima: solo così un bambino nato oggi, concludono i ricercatori, potrà festeggiare il suo 31esimo compleanno in un mondo a emissioni zero e le prossime generazioni potranno avere un futuro più sano e sicuro.

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