Icona termometro del mondo
Temperatura del mondo a ottobre 2019
Icona prezzo del petrolio
9 dicembre 2019
Prezzo del petrolio (Nymex): 58,57 $/bbl
Icona prezzo del carbonio
9 dicembre 2019
Prezzo del carbonio (EU): 24,93 €/tCO2
Documentazione > news

torna alla lista news

6 febbraio 2019

Ispra, spreco alimentare genera ogni anno 3,3 milioni di tonnellate di CO2

Lo sostiene il rapporto ISPRA “Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali” presentato a Roma il 6 febbraio in occasione della Giornata nazionale per la Prevenzione dello spreco alimentare.

Sono 3,3 miliardi di tonnellate le emissioni di CO2 riconducibili allo spreco alimentare, pari a circa il 7% delle emissioni mondiali totali di CO2: quasi 60 miliardi di tonnellate di anidride carbonica nel 2016. Se lo spreco fosse una nazione, sarebbe il terzo Paese mondiale per emissioni dopo Cina e Stati Uniti.

Lo sottolinea l'ultimo rapporto di Ispra  “Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali” presentato il 5 febbraio a Roma in occasione della Giornata nazionale per la Prevenzione dello spreco alimentare.

Lo spreco alimentare, sottolinea il rapporto, è infatti tra le maggiori cause della crisi ecologica e negli ultimi anni è costantemente in aumento del 3,2%. E, se da una parte aumentano lo spreco e i consumi - nel mondo oltre 2 milioni di persone sono in sovrappeso - dall'altra, quasi 3 milioni vivono la carenza e la mancanza di cibo, con 2 milioni di individui che soffrono di fame e 875mila di malnutrizione.Un problema attuale anche per il nostro Paese, visto che per ristabilire condizioni di sicurezza alimentare, afferma l'Ispra, gli sprechi complessivi dovrebbero essere ridotti di almeno il 25% degli attuali.

Secondo la FAO, circa un terzo del cibo commestibile globale è perso o sprecato. Il 56% dello spreco si concentra nei paesi industrializzati, il restante 44% nei paesi in via di sviluppo. Fermo restando l’attuale livello dello spreco, per soddisfare la crescente domanda di cibo legata alle dinamiche demografiche (10 miliardi di persone entro il 2050), la produzione e la distribuzione di cibo dovrà aumentare del 50%. Un aumento che si potrà raggiungere solo aumentando la produzione per unità di superficie e la superfice coltivabile - a scapito delle aree naturali.

Tra i risultati del Rapporto ISPRA, emerge che per garantire la tutela ambientale è urgente puntare su un uso responsabile del consumo di suolo e sull’inversione dell’abbandono di aree rurali, che interessa gran parte dei Paesi industrializzati, nonché alla riconversione della produzione, favorendo l’agroecologia, la scienza che applica i principi dell’ecologia alla pianificazione e gestione dei sistemi agricoli e altri metodi estensivi tra cui l’agricoltura biologica.

Leggi il rapporto sul sito di Ispra

Torna in cima alla pagina Torna alla Home page Iscriviti alla mailing list