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13 dicembre 2019

I briganti di Cerreto, #GreenHeroes di montagna

Continua la saga degli "eroi verdi” premiati dall’attore Alessandro Gassmann. I protagonisti di una nuova economia che rifiuta lo spreco, che è amica dell’ambiente, e che produce innovazione, reddito e posti di lavoro.

L’era del punk italiano si chiude nel 1990 con "Annarella", un brano struggente il cui testo racconta la richiesta di una parola d’amore per una vita che non è ancora finita. La stessa richiesta pronunciata da un paese che non ha nessuna intenzione di morire e che, complici i racconti degli anziani, convince alcuni giovani a restare, a prendersi cura di quel territorio per viverci e per continuare a farlo vivere.

Cerreto Alpi è un piccolo paese incastonato nell’Appennino reggiano con alle spalle una storia millenaria. Fino alla metà del secolo scorso era popolato da un migliaio di persone che portavano avanti le vecchie tradizioni, e un’economia in grado di permettere a tutti di vivere con dignità. Durante il boom economico però, il piccolo borgo cominciò a spopolarsi finché, a ridosso del nuovo millennio anche l’ultimo bar chiuse i battenti, decretando la fine di quella comunità.

I pochi anziani rimasti ebbero così la certezza che a breve anche gli ultimi ragazzi se ne sarebbero andati, e che non ci sarebbe stato più nessuno a cui tramandare il sapere. Nei primi anni 2000, a Cerreto Alpi, non passava più nessuno. Solo gli addetti del Parco Regionale del Gigante ogni tanto s’inerpicavano fin lì su. Tra loro Erika Farina, una ragazza neanche trentenne originaria della zona che, ascoltando gli anziani, capì che quel paese aveva bisogno di una parola d’amore che desse senso e valore alla vita condotta fino a qualche anno prima. Una vita che non era ancora finita.

È il 2003 quando insieme al fratello e ad altri 14 amici Erika fonda la Cooperativa i Briganti di Cerreto. I ragazzi decidono che la storia del borgo deve riprendere da dove si era interrotta. Offrono a uno degli ultimi ragazzi rimasti un posto di lavoro: gestire il bar chiuso otto anni prima. Poi contattano il proprietario di un castagneto. Lo prendono in gestione e assumono altri giovani. La Cooperativa cresce e riesce strutturarsi tanto da poter garantire servizi di recupero di altri castagneti abbandonati, la produzione e la vendita di legname da lavoro e la riconversione di altri boschi. Ma la svolta arriva dal “metato”, la casetta dentro cui si accendeva il fuoco per far seccare le castagne e produrne poi farina. I Briganti rilevano anche quello e organizzano una serie di appuntamenti davanti al fuoco dove, altre a fare seccare le castagne, si possano ascoltare le storie degli anziani del borgo.

I racconti del metato diventano famosi, e Cerreto Alpi torna a vivere. Molti sono i turisti che ora raggiungono il borgo, e tutti hanno bisogno di mangiare e dormire. E i briganti, quindi, ristrutturano vecchie costruzioni e ne fanno alloggi ecocompatibili, e non mancano la ristorazione e la vendita dei prodotti del bosco. Per i visitatori, castagne, funghi, mirtilli, tartufi e soprattutto percorsi di educazione ambientale, di "cultura del bosco". Insomma, vacanze comunitarie dove respirare quello che è stato e che, grazie all'intraprendenza e alla sensibilità di quei giovani, non è andato perduto.

Il paese è tornato a popolarsi, e tra loro è andato a viverci anche Giovanni Lindo Ferretti, che scrisse proprio quella canzone di cura e d’amore.

Erika Farina e i suoi  Briganti di Cerreto sono i #GreenHeroes che ascoltando la richiesta di alcuni anziani hanno ridato vita a un borgo dimenticato e creato occupazione dove non sembrava più essercene.

Leggi l'articolo completo su "La Stampa Tuttogreen"

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