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22 ottobre 2018 (QualEnergia.it)

Come rimediare al ritardo dell’Europa sui veicoli elettrici

Il mercato europeo di auto e veicoli commerciali elettrici si giocherà sugli obiettivi di riduzione delle emissioni e sulle politiche industriali messe in campo. Il confronto con la Cina. Il problema del diesel europeo all’olio di palma. L'editoriale di Anna Donati.

Posizione nuova dell’Italia al Consiglio Ambiente dell’Unione Europea di fine giugno, con la proposta di incrementare gli obiettivi di riduzione di emissioni di CO2 di auto e veicoli commerciali leggeri del 40% al 2030 e rendere vincolante il 15% al 2025.

Questo il punto di vista, illustrato dal nuovo ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, al Consiglio Ambiente di Lussemburgo nel corso della discussione sulla proposta di riduzione delle emissioni di auto e van contenuta nel secondo pacchetto mobilità.

Il ministro ha sostenuto che «dobbiamo raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi cui abbiamo aderito tutti con convinzione. Su questo tema è necessaria una maggiore ambizione che renderebbe l’Unione Europea più forte e vitale».

Per questo motivo, ha continuato il ministro «l’obiettivo della riduzione al 15% prevista dalla Commissione al 2025 deve essere vincolante, con un ulteriore incremento al 2028 e obiettivo al 40% al 2030».

Costa ha poi fatto riferimento alle tecnologie: «Non dobbiamo essere ostili alle nuove tecnologie. Proponiamo una revisione al 2022 e non al 2024 e di eliminare il sistema premiale dei crediti che alla lunga incentiva a inquinare. Potremmo prevedere un sistema di premi ­ ha concluso il ministro Costa ­ solo per chi supera gli obiettivi e un sistema di sanzioni previste per chi non raggiunge gli obiettivi di riduzione».

A novembre dello scorso anno, la Commissione europea aveva proposto nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 delle autovetture del 15% e del 30% rispettivamente nel 2025 e nel 2030, ma non ha posto alcun obiettivo significativo sulle vendite di veicoli a zero emissioni.

Proposte discusse dai ministri dell’ambiente dell’Ue a fine giugno con diversi Paesi che hanno spinto per un suo rafforzamento, tra cui l’Italia, mentre di parere opposto la Slovacchia, la Repubblica Ceca, Romania e Ungheria. La riunione aveva un carattere orientativo e vedremo cosa emergerà nei prossimi mesi in sede europea.

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