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12 marzo 2018

Carbon Tracker: aziende combustibili fossili rischiano di perdere 1,6 miliardi di dollari entro il 2025

Se le aziende energetiche globali non mettono in campo investimenti legati a fonti pulite potrebbero perdere oltre 1,6 miliardi di dollari. Il monito arriva dal think tank finanziario Carbon Tracker Initiative.

Una perdita netta di 1,6 miliardi di dolari: è il rischio che corrono le multinazionali dell'energia se non reindirizzano i propri investimenti dalle energie fossili (petrolio, carbone, gas) a quelle pulite.

Lo sostiene il think tank ambientalista con sede a Londra "Carbon Tracker Initiative": il centro di ricerca ha confrontato tre diversi scenari - tutti elaborati dall'International Energy Agency  a ciascuno dei quali corrispono determinate politiche ambientali e diversi livelli di riduzione dei gas serra che influiscono direttamente sul livello del surriscaldamento globale.

Nello specifico, gli scenari presi in considerazione sono tre: c'è il New Policies Scenario (NPS), che considera le misure salva-clima già messe in campo dai singoli governi e prevede un aumento di +2,7 gradi centigradi; c'è poi il  Beyond 2 Degrees Scenario (B2DS), allineato con l’obiettivo di limitare l’aumento delle temperature medie “ben sotto” 2 gradi entro la fine del secolo - nello specifico 1,75 gradi centigradi - come prevede l'Accordi di Parigi.

In mezzo ai due c’è il Sustainable Development Scenario (SDS), che prevede di contenere il global warming a +2 gradi nel 2100, in confronto ai valori dell’età preindustriale.

L’economia globale, evidenzia Carbon Tracker, ha preso una certa direzione, troppo orientata ai combustibili fossili e che molto probabilmente causerà un surriscaldamento di quasi 3 gradi. Ma cosa potrebbe accadere alle multinazionali di carbone, gas e petrolio, se ci sarà una svolta nelle politiche per combattere il cambiamento climatico?

Per il petrolio sarebbero a rischio 1.300 miliardi di dollari: nuovi investimenti in sabbie bituminose saranno antieconomici e solo una piccola parte di potenziali nuovi investimenti nell'Artico e nel petrolio pesante andrà avanti.

Per il gas sono a rischio 228 miliardi di dollari perchè la metà delle potenziali spese future per lo sviluppo del gas europeo potrebbe essere antieconomica e non ci sarà bisogno di una nuova capacità di gas naturale liquefatto (GNL) per un decennio.

Quanto al carbone, il rischio è quantificato in 62 miliardi di dollari. Nessuna nuova miniera di carbone sarà redditizia, tranne che in India, secondo il think tank. Infine, gli investitori privati sono più a rischio delle società statali, perché l'88% della spesa riguarda progetti di petrolio e gas non necessari.(ANSA).

Leggi il rapporto di Carbon Tracker Initiative

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