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28 giugno 2018 (QualEnergia.it)

Mezzo grado può fare la differenza: cosa dice la nuova bozza del rapporto IPCC sul clima

Limitare il surriscaldamento globale a 1,5 gradi anziché 2 gradi, entro la fine del secolo, può ridurre in modo sostanziale il rischio di eventi estremi come alluvioni, ondate di calore, siccità prolungate. Traguardo possibile ma molto difficile da raggiungere. Necessario un taglio rapido e consistente delle emissioni di CO2.

Mezzo grado di temperatura in meno può fare una differenza “sostanziale” contro il rischio di eventi climatici estremi.

Qquesta la principale evidenza emersa dalla nuova bozza del rapporto stilato dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), dopo le prime indiscrezioni circolate a gennaio.

Non è ancora la versione ufficiale (è attesa per ottobre) quindi gli autori hanno evitato di commentare il documento pubblicato da Climate Home News, il Summary for Policymakers, il riassunto divulgativo destinato a istituzioni e governi, mentre il rapporto finale sarà costituito da centinaia di pagine di dati, dopo le revisioni apportate in questi mesi dalla comunità scientifica internazionale.

L’IPCC, ricordiamo, è l’organismo delle Nazioni Unite incaricato di studiare i cambiamenti climatici con tutti i possibili impatti del surriscaldamento globale sull’ambiente, l’economia e la salute umana.

Negli ultimi mesi, in particolare, i climatologi hanno cercato di spiegare cosa potrebbe succedere in un mondo più caldo di 2 gradi centigradi anziché di un grado e mezzo (entrambi i valori sono da considerare rispetto ai livelli di temperatura registrati nell’età preindustriale).

Gli accordi di Parigi, ricordiamo ancora, hanno definito l’impegno a contenere l’aumento medio delle temperature “ben sotto” 2 gradi entro la fine del secolo, avvicinandosi il più possibile al traguardo più ambizioso e impegnativo di limitare a 1,5 gradi il global warming.

Se si riuscisse a evitare mezzo grado di riscaldamento, si legge nella bozza, diminuirebbero molto i rischi di alluvioni, ondate di calore, siccità prolungate – anche in Italia e nell’area del Mediterraneo, una delle zone che potrebbero essere più colpite dai mutamenti climatici futuri – scioglimento dei ghiacci artici, danni alle coltivazioni agricole, perdita di specie vegetali e animali e così via.

Fermarsi a +1,5 gradi è fattibile?

Di sicuro, evidenzia la bozza, bisogna ridurre rapidamente le emissioni nette di anidride carbonica e altri gas-serra, soprattutto il metano, arrivando vicini allo zero (net-zero) verso la metà del secolo, con tagli consistenti già entro il 2030, come stanno chiedendo diversi paesi in vista della CoP24 di dicembre, il vertice Onu sul clima.

Poi però il terreno si fa molto più incerto, perché non esiste una ricetta/soluzione univoca su come abbattere le emissioni, né sulla quantità precisa del carbon budgetrimanente.

In altre parole: quanta CO2 potremo ancora rilasciare nell’atmosfera, compatibilmente con l’obiettivo di un grado e mezzo di riscaldamento?

Nel documento si parla di 550-750 miliardi di tonnellate di CO2 ancora disponibili per conservare ragionevoli probabilità di centrare il bersaglio.

Tuttavia, le stime divergono moltissimo tra differenti studi e modelli climatici, perché non sappiamo esattamente come risponderà il Pianeta ai costanti incrementi delle concentrazioni di anidride carbonica nell’aria (vedi QualEnergia.it Clima e gas-serra: quanto sarà grave il surriscaldamento globale?).

Un altro punto controverso è se bisognerà ricorrere a sistemi e tecnologie per rimuovere la CO2 dall’atmosfera (CDR, Carbon Dioxide Removal) in modo da ottenere un bilancio netto negativo di emissioni, per esempio utilizzando impianti CCS o BECCS per catturare e immagazzinare l’anidride carbonica (Carbon Capture and Storage).

Leggi l'articolo completo su QualEnergia

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