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20 giugno 2018

L'Unione Europea approva il regolamento sull'Unione Energetica. Intesa anche sulla revisione della direttiva efficienza energetica EED

I negoziatori della Commissione europea, del Parlamento e del Consiglio hanno firmato un accordo sul regolamento sulla governance dell'Unione energetica, in cui hanno concordato di puntare a un'economia a zero emissioni di carbonio "il prima possibile". Approvata dal trilogo anche la revisione della direttiva sull'efficienza energetica, che fissa un target 2030 del 32,5%, obiettivo non vincolante, da rivedere nel 2023.

Dopo una lunga nottata di negoziati, conclusasi all'alba, il Parlamento Europeo, la Commissione e il Consiglio hanno finalmente trovato un'intesa riguardante gli sviluppi di una governance dell’Unione dell'Energia. Obiettivo dell'accordo, raggiungere un'economia a zero emissioni di carbonio entro il 2050. Ciò è in linea con quanto stabilito dall'Accordo di Parigi, secondo il quale le emissioni globali devono raggiungere il punto zero nella "seconda metà di questo secolo". 

Ma i negoziatori del Parlamento, di fronte agli Stati Membri più riluttanti, hanno dovuto contrattare una formulazione finale diversa dell'Accordo, secondo la quale l'UE mirerà a un'economia a emissioni zero "il più presto possibile". Una data, invece, non è stata menzionata, lamenta il deputato verde lussemburghese ClaudeTurmes, relatore del Parlamento sul pacchetto Energia e Clima.

Come funziona l'iter per arrivare a una strategia comune entro il 2050? 

Gli Stati Membri dell'UE dovranno presentare strategie di decarbonizzazione a lungo termine per il 2050, in parallelo con i piani del 2030 che si sono già impegnati a preparare a livello nazionale.

La bozza del piano Energia e Clima al 2030 dovrà essere presentata dagli Stati entro il 31 dicembre 2018. Ci sarà, successivamente, un anno di tempo per arrivare ad un'intesa con la Commissione e finalizzare il piano.

Secondo il meccanismo definito del "gap filling",  i 28 Stati Membri dovranno raggiungere collettivamente il 18% dell'obiettivo di energia rinnovabile a livello UE entro il 2022, il 43% entro il 2025 e il 65% entro il 2027 prima di raggiungere il 100% dell'obiettivo nel 2030. Nel caso in cui anche uno solo dei Paesi non rispetti tali termini, la Commissione europea sarà obbligata a intervenire e chiedere l'adozione di misure a livello nazionale.

Entro la fine del 2019, i governi dovranno presentare i piani al 2050. In base all'accordo, la Commissione dovrà presentare una proposta entro il 1 aprile 2019 per definire una strategia UE al 2050, con un'analisi che tenga conto di due elementi: in primis definire il livello di carbon budget per mantenere l'aumento della temperatura media globale "ben al di sotto dei 2°"; in secondo luogo sugli scenari futuri riguardanti un'economia a emissioni negative dopo il 2050.

Novità anche sul fronte efficienza energetica: il trilogo, dopo diversi tentativi, è arrivato finalmente ad un accordo finale sulla revisione delladirettiva EED. Il testo pone un traguardo 2030 del 32,5%. L'obiettivo non è vincolante, a differenza di quello sulle rinnovabili, malgrado la volontà del Parlamento. Come per le fonti pulite, si prevede però una revisione al 2023, che potrà alzare l'asticella.

“Un bel passo in avanti, impensabile qualche anno fa”, ha commentato Sergio Andreis, Direttore di Kyoto Club, che ha continuato: “Rispetto al sostegno all’efficienza energetica come volano di sviluppo economico e all’urgenza di agire per limitare i danni dei cambiamenti climatici, serve, però, fare di più: prima di tutto fissando obiettivi legalmente vincolanti, senza i quali è fin troppo facile sapere già da ora che alcuni degli Stati Membri non si impegneranno per il principio UE, quanto meno declamato, dell’Efficiency first”.

 Ora entrambi i testi dovranno tornare all'Europarlamento e poi al Consiglio per l'ultimo voto e la ratifica, prima di finire in Gazzetta.

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