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19 gennaio 2018 (QualEnergia.it)

Il problema delle emissioni tedesche, tra carbone e dipendenza dal comparto dell'auto

Nonostante gli ottimi risultati delle rinnovabili in Germania e la promessa da parte della futura coalizione di governo di innalzare la quota di rinnovabili elettriche al 2030 dal 50% al 65%, persistono ancora molte difficoltà nel settore trasporti: il processo di riconversione avanza molto lentamente, a differenza del mercato dei veicoli elettrici in Cina in continua espansione. L'editoriale di Gianni Silvestrini - Direttore scientifico di Kyoto Club - su QualEnergia.

Arrivano segnali contrastanti dal Paese leader in Europa sul fronte rinnovabili. Ci sono i dati positivi, come l'alta percentuale di copertura (36,5%) delle fonti pulite della domanda elettrica complessiva; c'è poi la promessa della futura coailizione di Governo (CDU-SPD) di aumentare la quota di rinnovabili elettriche al 2030 dal 50% al 65%. Non mancano le zone grigie: in questo caso la "bestia nera" è il settore trasporti, con emissioni di anidride carbonica stazionarie rispetto ai livelli del 1990 a fronte di una riduzione complessiva della CO2 tedesca del 28%.

Tutto questo mentre dall’altra parte del mondo, in Cina, è in atto una corsa sulla mobilità elettrica nel tentativo di effettuare quel sorpasso che non era riuscito nel settore delle auto convenzionali: nel paese asiatico sono ben 777.000 i veicoli elettrici venduti nel 2017, con un incremento del 53% sull’anno precedente. Un traguardo che costringe il mondo ad alzare il tiro, ma che per la locomotiva d'Europa appare sempre più difficile da raggiungere.

Leggi l'editoriale di Gianni Silvestrini su QualEnergia.it

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