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15 gennaio 2018 (QualEnergia.it)

Per finanziare rinnovabili ed efficienza gli investitori europei vogliono un quadro stabile

Durante il 2018 sono previsti negoziati tra Parlamento Europeo, Consiglio e Commissione per definire le politiche energetiche dell'Unione e fissare gli obiettivi al 2030. Ma gli investitori chiedono un quadro normativo chiaro e degli obiettivi di lungo termine, che guardino al 2050.

Il 2018 sarà un anno cruciale per definire le politiche energetiche dell'Unione su rinnovabili ed efficienza energetica: sono infatti previsti negoziati tra le tre principali istituzioni europei (Consiglio, Parlamento e Commissione) per fissare degli obiettivi da qui al 2030. Se da una parte, i tre organi dell'Unione sui divisi nei target di medio termine, gli investitori europei del settore dell'energia non sono mai stati così uniti nel chiedere un quadro normativo chiaro e di lungo termine che guardi ad un’economia low-carbon entro il 2050.

A ribadire questo concettoè stata anche Stephanie Pfeifer, Ceo dell’Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC) che rappresenta investitori europei che gestiscono beni in tutto il mondo per oltre 21mila miliardi di euro e che, spiega la Pfeifer, sono convinti delle potenzialità di investimento legate a un’economia sostenibile basata sull’efficienza energetica e rinnovabili.

Nonostante i buoni propositi spesso vantati dai decisori politici, l’entusiasmo per il tanto osannato Accordo di Parigi e l’apertura della Commissione europea all’innalzamento degli obiettivi 2030, le scelte politiche dei governi e della stessa Ue continuano a frenare questo processo, sottolinea la Ceo dell'IIGCC. 

A pesare sono soprattutto le divisioni in seno ai tre organi dell'Ue: da una parte c'è la posizione molto conservatrice del Consiglio,  che a fine 2017 aveva deciso di mantenere l’obiettivo del 27% sui consumi finali inizialmente proposto dalla Commissione, stabilendo anche delle tappe intermedie. Dall'altra ci sono le posizioni della Commissione, favorevole ad un rialzo al 30%, mentre per un incremento al 35% si era espressa non solo la commissione Industria-Energia dell’Europarlamento, ma, assieme a molte altre realtà, anche la lobby europea dei produttori di elettricità.

Secondo Pfeifer, sarà necessario  trovare un testo di compromesso, nei prossimi negoziati,  tra la posizione molto conservatrice del Consiglio, che per diversi aspetti resta ancora da definire, quella della Commissione, e quella del Parlamento europeo,

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