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2 febbraio 2018

Le nuove norme Ue sull'economia circolare

La notte tra il 17 e il 18 dicembre 2017 le tre principali istituzioni comunitarie (Parlamento, Consiglio e Commissione) sono arrivate ad un accordo sui testi sulle nuove norme in materia di rifiuti ed economia circolare. Il 2 febbraio 2018 la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha tenuto una mattinata di approfondimento sulle principali novità dei contenuti dell'accordo a tre.

Nel dicembre del 2015 la Commissione Europea pubblicava il Pacchetto sull'economia circolare "L'anello mancante . un Piano d'azione europeo per l'economia circolare", contenente le nuove proposte di revisione delle Direttive sui rifiuti. Tale proposta è stta poi inviata alle altre due principali istituzioni comunitarie, Parlamento e Consiglio, che l'ahnno approvata, rispettivamente, nel marzo e giugno 2017.

Successivamente la negoziazione tra i tre soggetti ha permesso di arrivare ad un accordo, nella notte tra il 17 e 18 dicembre 2017, sulle nuove norme in materia di riciclo e circular economy. 

Quali sono, dunque, le principali novità introdotte dal documento? Per rispondere a questa domanda la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ha organizzato oggi, venerdì 2 febbraio, una mattinata di riflessione ed approfondimento sul tema.  Di seguito proponiamo una breve sintesi del rapporto.

Una prima importante novità è che la Direttiva introduce nuovi target di riciclo dei rifiuti. Per i rifiuti urbani le percentuali si alzano al 55% entro il 2025, al 60% nel 2030, e al 65% nel 2035 a fronte di un attuale 42%. Per ragggiungere i target del 2035 servirà portare le quote di raccolta differenziata al 75% - contro l'odierno 52%. Viene introdotto inoltre l'obbligo di raccolta differenziata dell'organico (2023), già presente in Italia, e dei settori tessili e dei rifiuti domestici pericolosi (2025).

Altra novità riguarda la gerarchia dei rifiuti (introdotta con la Direttiva 2008/98/CE, che introduce e precisa i criteri di priorità nella gestione dei rifiuti) che viene rafforzata con la nuova normativa: il testo introduce infatti l'obbligo da parte degli Stati membri di mettere in atto strumenti economici e fiscali per la sua corretta implementazione e per incoraggiare il corretto ciclo e ricilo dei rifuti. Nello specifico sono state introdotte l'aumento dellle tasse per i diritti di collocamento in discarica, tasse che coliscono i diritti di incenerimento e incentivi economici che stimolano singoli e poteri pubblici a promuovere la prevenzione e la raccolta differenziata. 

Altra questione importante è quella della responsabilità estesa del produttore (EPR), una strategia di protezione ambientale secondo la quale la responsabilità del produttore è estesa anche alla fase post-consumer, ovvero all’intero ciclo di vita del prodotto. Nella direttiva vengono introdotti per la prima volta alcuni criteri minimi per gli schemi di responsabilità estesa, del tutto assenti nella precedente normativa. Inoltre, il testo dell'accordo prevede che gli Stati adottino misure di incoraggiamento affinchè i produttori di beni migliorino l'efficienza e la riciclabilità del prodotto nel suo intero ciclo di vita. I produttori dovranno poi assicurare il rispetto dei target, la copertura dei costi della gestione efficente dei rifiuti per quanto riguarda la cernita e il trattamento, quelli dell'informazione e della comunicazione dei dati. Per gli imballaggi, tale copertura dovrà essere dell'80% entro il 2025, per i settori in cui vi è un vuoto normativo comunitario dovrà essere del 50%, per RAEE - veicoli e batterie - i target restano gli stessi.

L'accordo affronta anche il tema degli imballaggi - su cui il nostro Paese è già a buon punto - il cui riciclo dovrà aumentare dal 67% al 70% entro il 2030. Attualmente nel Belpaese il riciclo degli imballaggi in legno ha già abbondamente superato i target europei (siamo al 61% a fronte di un obiettivo del 30%), mentre per quanto riguarda quelli in ferro siamo in dirittura d'arrrivo -  il livello è del 77,5% contro un obiettivo dell'80%. Bene anche gli imballaggi in carta - si dovrà passare dall'attuale 80% all'85% - e per quelli in vetro - 71,4% contro 75%. Unico problema riguarda gli imballaggi in plastica: l'Italia, con il suo 41% di percentuale di riciclo, è ancora molto distante dalla magica soglia del 55% entro il 2030.

Lo smaltimento dei rifiuti non dovrà superare il 10% del totale dei rifiuti prodotti - siamo solo al 26%.

Per la prima volta viene normata a livello comunitario la questione degli sprechi alimentari: la Direttiva adotta una definizione precisa di "spreco alimentare" e indica una strategia per combatterlo, introducendo target obbligatori di riduzione degli sprechi - 30% entro il 2025 e 50% entro il 2030.

Infine si introducono norme per combattere il marine litter e viene introdotto l'obbligo, da parte degli Stati membri, di adottare misure per la generazione dei rifiuti marini.

Leggi il rapporto completo

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