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12 aprile 2018 (QualEnergia.it)

European Fat Cats, le aziende ad alta intensità energetica pagate per inquinare e non per "decarbonizzare"

Esenzioni ed agevolazioni del mercato europeo dell'ETS (Emissions Trade Scheme), il sistema di scambio delle quote di CO2, permette alle industrie ad alta intensità energetica di aumentare a dismisura i propri profitti.

I settori industriali ad alta intensità energetica sono stati tra i più timidi nell'Unione europea nel combattere le emissioni di gas serra e investire in soluzioni per la decarbonizzazione. Anzi, queste aziende "energivore" - cementifici, acciaierie, cartiere, stabilimenti petrolchimici, raffinerie - non solo non hanno adottato gli strumenti adeguati per ridurre le proprie emissioni, ma hanno altresì beneficiato di una regolamentazione indebolita, e sono talvolta state incentivate a difondere sostanze climalteranti.

A sostenerlo è il rapporto European Fat Cats dell’organizzazione indipendente Climate Action Network Europe: lo studio esamina le cause dell’effetto-boomerang che sta rovinando il sistema EU-ETS (Eurpean Trade System) un mercato internazionale per lo scambio di quote di emissioni di C02 sviluppato dall’Unione europea, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas a effetto serra prodotte dalle imprese al minor costo per imprese e collettività. 

Anzichè pagare per il suo inquinamento nell'ambito del sistema di scambio di quote di emissioni dell'UE (ETS), l'industria ad alta intensità energetica è in grado di trarne enormi profitti grazie ad esenzioni e agevolazioni. Un clamoroso esempio sono i guadagni imprevisti derivanti da permessi di emissioni che gli attori del settore hanno inizialmente ricevuto gratuitamente per oltre 25 miliardi di euro nel periodo 2008-2015. Allo stesso tempo, i governi dell'UE hanno perso entrate per 143 miliardi di euro a causa dell'assegnazione gratuita di permessi di inquinamento durante lo stesso periodo di tempo. Anche dopo una recente riforma, il sistema ETS dell'UE continuerà a rilasciare quote gratuite ai settori industriali ad alta intensità energetica, il che significa che i governi ue rinunceranno a circa 380 miliardi di euro tra il 2008 e il 2030.

L'industria ad alta intensità energetica riceve agevolazioni fiscali estremamente generose. Per esempio in Germania, le famiglie pagano quasi il doppio per la loro elettricità rispetto alle aziende energivore, che hanno guadagnato oltre 17 miliardi nel 2016, cifra pari al budget del bilancio federale tedesco 2017 per la ricerca e l'istruzione.

I governi europei forniscono ancora circa 15 miliardi di euro sostegno fiscale che incoraggia ogni anno il consumo di combustibili fossili nell'industria e negli affari. Come risultato di questi sussidi all'industria ad alta intensità energetica e alla sua azione ritardata sulla decarbonizzazione, mentre sui cittadini ricadono i costi climatici ed ambientali. È stato stimato che ogni anno 231.554 europei muoiono prematuramente a causa dell'inquinamento atmosferico, quasi un quarto dei quali proviene dall'industria ad alta intensità energetica. Inoltre, i costi sanitari medi annui associati all'inquinamento atmosferico ammontano ad almeno 215 miliardi di euro.

Leggi il rapporto "European Fat Cats" di Climate Action Network Europe

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